I tre Pilastri per l’innovazione in Italia secondo il Politecnico

“Siamo sulla buona strada”, commenta il rettore in un’intervista a La Repubblica

Servono luoghi fisici per attrarre talenti, competenze per fare accelerazione di impresa, fondi per essere competitivi a livello internazionale. “Siamo sulla buona strada”, commenta il rettore in un’intervista a La Repubblica

Quali sono le strategie, adatte per il territorio italiano, in grado di sostenere e incentivare la spinta innovativa di start-up e PMI, spina dorsale del nostro sistema industriale? Ne parla il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, in un’intervista a La Repubblica. Una chiave di volta è fare sistema tra ricerca e industria: “Servono distretti per attrarre le due componenti primarie dell’innovazione: talenti e capitali”, commenta Resta.

Il Politecnico di Milano, da sempre motore di innovazione per il sistema industriale, sta mettendo a punto un insieme di strumenti: per esempio, “Stiamo sviluppando a Nordovest di Milano, nel parco dei gasometri, un grande parco scientifico che ospiterà spazi per l’incubazione, laboratori di ricerca pubblica e privata, un acceleratore d’impresa e spazi per le imprese interessate ai processi di accelerazione dalla ricerca verso il prodotto”, con un investimento di circa 100 milioni di euro grazie a risorse dell’Ateneo e investimenti da istituzioni pubbliche e private. Un altro tassello di questa strategia è il neonato competence center MADE: “un centro congiunto insieme con 42 grandi imprese, che serve per supportare le piccole-medie imprese per i processi di digitalizzazione. Il piccolo imprenditore può venire lì, vedere queste tecnologie, capirle e valutare cosa può portare all’interno dei propri processi”. L’Ateneo sta inoltre lavorando alla costituzione di un acceleratore e di un fondo di venture capital europeo in accordo con le principali università tecniche e tecnologiche europee.

“Tra l’Europa e gli Stati Uniti non c’è nessuna differenza sistemica, né di abilità né di capacità”, conclude il rettore. “Però non possiamo raccogliere se non si semina. Le cose nascono costruendo un terreno fertile. E per farlo serve la volontà di fare delle piattaforme europee e nazionali in cui ci si rivolge a università e centri di ricerca garantendo fondi in cambio di risultati precisi a 5 anni di distanza, così che università e centri di ricerca possano lavorare in quella direzione”.

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