Un rivoluzionario microscopio per identificare i tumori

Il progetto VIBRA, “Very fast Imaging by Broadband coherent Raman”. Finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca della Comunità Europea e durato 5 anni, ha portato allo sviluppo di un nuovo rivoluzionario microscopio ottico in campo biologico e biomedicale.

“Oggi, l’identificazione di tumori e altre malattie si basa in gran parte sul giudizio soggettivo di un patologo che ispeziona visivamente il tessuto al microscopio. Il nostro microscopio ottico, basato sulla spettroscopia Raman coerente, è in grado di visualizzare rapidamente il contenuto chimico di un campione per identificare le cellule malate nella biopsia umana – uno strumento accurato, affidabile e non invasivo che può guidare il lavoro del chirurgo in tempo reale”, racconta Dario Polli, Docente di Fisica al Politecnico di Milano e direttore scientifico del progetto.

Sfruttando sofisticate tecniche laser è possibile mappare la concentrazione dei vari costituenti della materia e creare dettagliate mappe tridimensionali di cellule e tessuti.

Dario Polli: “I risultati ottenuti avranno un grande impatto in biologia e medicina: permetteranno in futuro di visualizzare le proprietà dei campioni organici con grande specificità bio-chimica, sia per lo studio dei meccanismi cellulari alla base di varie patologie, sia per l’identificazione automatica dei tumori nelle biopsie, con un grado di accuratezza e riproducibilità migliore di quanto non si possa fare oggi”.

Ducati e Politecnico per la moto del futuro

Grazie alla collaborazione fra Ducati Motor Holding e il gruppo di ricerca MOVE, guidato dal prof. Sergio M. Savaresi, è stata avviata la produzione della Multistrada V4, la prima moto al mondo dotata di tecnologia radar anteriore e posteriore.

Il radar anteriore della moto controlla il funzionamento del cruise control adattivo, che regola automaticamente la distanza dagli altri veicoli; il radar posteriore, invece, è in grado di rilevare e segnalare i veicoli posizionati nell’angolo cieco di visuale: un sistema altamente innovativo, i cui algoritmi di controllo sono oggetto di una domanda di brevetto depositata nel maggio 2017.

Credits home/header: Ducati

Sei atenei italiani avviano il programma mobilità virtuale con Africa

Sei università italiane, tra cui il Politecnico di Milano si sono riunite giovedì 8 ottobre per firmare, alla presenza virtuale del ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica Gaetano Manfredi, l’atto costitutivo della Fondazione “Italian Higher Education with Africa”.

L’obiettivo del progetto è promuovere l’internazionalizzazione degli Atenei in Africa e contribuire, in un’ottica di cooperazione, allo sviluppo locale.
Per le Università italiane è sempre più importante sviluppare, con adeguate metodologie scientifiche interdisciplinari, la didattica, la formazione, il perfezionamento degli studenti residenti nei Paesi Africani e di promuovere percorsi di supporto, aggiornamento per personale e corpo docente delle università locali.

Una prima tappa del progetto è già stato attivato: nel semestre in corso alcune Università Africane hanno la possibilità di selezionare un numero prestabilito di propri studenti ai quali viene consentito di partecipare ad alcuni corsi erogati online dalle università italiane.

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La prima barca al mondo in fibra di vetro stampata in 3D è Made in Polimi

Si chiama Mambo la prima barca stampata in 3D in fibra di vetro e rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo della nautica.
L’idea è della Moi Composites, una start-up milanese fondata nel 2018 come spin-off del Politecnico di Milano, fondata da due Laureati Polimi: Michele Tonizzo (Architettura) e Gabriele Natale (Design & Engineering).

Lungo circa 6,50 metri, il trimarano presentato al Salone Nautico di Genova è stato realizzato con componenti create con la stampa 3D.

MAMBO (acronimo di Motor Additive Manufacturing BOat NdR) è la prima barca in vetroresina stampata in 3D al mondo – racconta all’Adnkronos Michele Tonizzo, Cto e Co-founder di Moi Composites srl e laureato in Architettura al Politecnico di Milano nel 2015 – è un progetto della nostra azienda che stampa in 3D materiali con la nostra tecnologia considerati i migliori al mondo, i compositi avanzati. Il progetto è nato qui, circa 3 anni fa: avevamo l’idea di stampare in 3D barche e abbiamo iniziato a parlare con sponsor e partner. Abbiamo stampato le sezioni nella nostra sede a Milano che poi sono state laminate assieme, poi la barca è stata accessoriata e provata in mare a Otranto”.

La tecnologia prevede l’utilizzo di macchine robotiche, in grado di depositare delle fibre continue impregnate di resina reticolabile per creare manufatti dalle prestazioni incredibili, posizionando le fibre in maniera ottimizzata partendo solamente da un modello digitale. Ciò permette di creare prodotti fibro-rinforzati, con caratteristiche meccaniche pari alla vetroresina unidirezionale, senza l’ausilio di modelli, stampi o altre attrezzature. In questo modo è possibile ottenere non solo prototipi, ma veri prodotti in serie limitate o pezzi unici.

La creatività di molti progettisti viene oggi soppressa a causa di diversi fattori: limiti di natura tecnologica, geometrica o costi di produzione, innumerevoli sono i progetti degni di nota, destinati a restare per sempre dei magnifici render. “Abbiamo partecipato al salone nautico di Genova nel 2017, e proprio durante questo evento ci è venuta l’idea di realizzare MAMBO. Così, strato dopo strato, abbiamo visto il progetto prendere vita, per arrivare oggi, finalmente, al mare. Abbiamo stampato in 3D una barca esaltando il concetto di personalizzazione, con un esemplare unico ideato dal pensiero e su misura dell’armatore, per dare ad ognuno la possibilità di concepire e vivere il mare secondo la propria maniera. Tutto questo non sarebbe accaduto senza il supporto dei nostri partner, i quali hanno creduto insieme a noi in questo ambizioso progetto”. Afferma Gabriele Natale, CEO e co-fondatore di Moi Composites, Alumnus del Politecnico di Milano.

Una volta ideato il concept e realizzato il progetto esecutivo, sono state stampate le varie sezioni utilizzando due robot KUKA Quantec High Accuracy. Situati a Milano, nella sede di Moi Composites e a Birmingham, nell’AMF (Advanced Manufacturing Facility) di Autodesk, essi hanno consentito di utilizzare al meglio la manifattura diffusa, considerata tra i punti di forza più rilevanti della stampa 3D. Conclusa la stampa, i pezzi sono stati uniti e laminati nel cantiere Catmarine, creando una struttura monoblocco in sandwich, senza divisione scafo-coperta.

L’instancabile e impassibile lavoro dei robot unito alla sapiente e appassionata abilità degli artigiani del cantiere hanno dato vita ad un nuovo sistema industriale ibrido, tanto tecnologico e digitale quanto analogico e sartoriale, che vede oggi l’impossibile farsi possibile.

Credits home: bellininautica.it

Politecnico di Milano nella top 10 mondiale dei master

Secondo la classifica specifica del Qs World University Rankings dedicato ai master, il Politecnico di Milano ha ottenuto un punteggio elevato nel ranking Qs per occupabilità, rapporto qualità-costo, ritorno sull’investimento e leadership.

Tra le varie classifiche specifiche sui master, il Politecnico di Milano è settimo a livello mondiale per il master in supply chain management

“Il Politecnico di Milano e l’Università Bocconi – spiega Nunzio Quacquarelli, amministratore delegato di Qs – hanno ottenuto un punteggio elevato per i criteri dell’occupabilità, del rapporto qualità-costo, del ritorno sull’investimento e della leadership che viene riconosciuta all’ateneo nel campo della formazione manageriale. L’università Luiss di Roma é la terza business school italiana che figura in classifica, proponendo due master interessanti, in particolare quello per la gestione dei big data, una disciplina la cui popolarità è in costante crescita”.

Per quanto riguarda la graduatoria internazionale dei singoli corsi proposti dalle Business School, si evidenziano anche le performance del master in Management (trentaseiesimo posto) e Finance (sessantottesimo posto).

Vittorio Chiesa e Federico Frattini, rispettivamente Presidente e Dean del MIP Politecnico di Milano: “Siamo orgogliosi di ricevere questi importanti riconoscimenti a pochi giorni dalla riapertura del nostro campus. Proseguiremo il nostro impegno per migliorare ulteriormente la qualità didattica della nostra offerta che non potrà prescindere da elementi caratterizzanti come l’attenzione alle diversità”.

Scopri i dettagli della classifica QS World University Ranking

Programmare la luce

circuiti ottici “programmabili” sono oggi la nuova frontiera della fotonica integrata. Le loro potenzialità sono state pubblicate dalla prestigiosa rivista Nature, in uno studio del Politecnico di Milano insieme alla Stanford University, al Max Planck Institute, al Massachusetts Institute of Technology, all’Universiteit Gent e all’Universitat Politècnica de València.

La fotonica sta avendo una diffusione pervasiva in moltissimi contesti applicativi, ed è ormai necessario avere circuiti ottici “general purpose” programmabili direttamente dall’utilizzatore finale. Questi circuiti rappresentano la versione ottica delle ben note FPGA (field programmable gate array) elettroniche, che si contrappongono ai circuiti specifici realizzati per svolgere una sola funzione. Questa versatilità permette di avere un unico prodotto per tante applicazioni diverse, quindi tempi di ricerca e sviluppo ridotti, sensibile riduzione dei costi e maggiore accessibilità a queste tecnologie.

I circuiti ottici programmabili sono oggetti del tutto generici che possono essere configurati “on-demand” per una particolare finalità. La strategia più utilizzata è quella di predisporre su un chip fotonico delle maglie (mesh) di piste ottiche interconnesse, i cui nodi possono essere configurati via software e possono essere gestiti attraverso opportuni algoritmi di calibrazione e controllo. In questo modo la luce viene distribuita, reindirizzata e ricombinata in modo tale da svolgere la funzione desiderata molto velocemente e a basso consumo energetico. Se si desidera poi cambiare la funzione svolta dal circuito basta riprogrammarlo, senza doverlo sostituire fisicamente.

La didattica post Covid al Politecnico di Milano

In aula o a distanza? La didattica al Politecnico di Milano nel periodo post pandemia sarà “ibrida”. Un progetto che nasce dalla collaborazione tra l’Ateneo milanese e CISCO che unisce la didattica in presenza con quella a distanza.

La pandemia ha cambiato le regole delle attività quotidiane, e tra i settori maggiormente colpiti c’è sicuramente la didattica. 

Il Politecnico di Milano, in vista dell’inizio del nuovo anno accademico, il 14 settembre, ha adottato, grazie alla collaborazione del colosso IT Cisco, una serie di soluzioni multicanale di comunicazione, abilitate anche dall’intelligenza artificiale, che hanno consentito all’università di creare classi miste, fisiche e virtuali, in grado di garantire un’esperienza didattica efficace e coinvolgente anche agli studenti che partecipano da remoto.

Una soluzione dettata dall’emergenza che potrebbe diventare una “nuova normalità”, un modello da mantenere anche in futuro?

“Dobbiamo distinguere la fase dell’emergenza vera e propria, che è durata da marzo a luglio e nella quale siamo intervenuti con gli strumenti che avevamo a disposizione, da quello che succederà dopo”, spiega a Business Insider Italia il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta. “Adesso siamo in una fase di post emergenza e possiamo pianificare gli interventi da attuare: quando il covid finalmente ci lascerà potremo dire che la pandemia è stata un grande acceleratore per la trasformazione digitale. Il nostro principio è che la didattica va svolta in presenza, i ragazzi hanno bisogno del confronto. Ma ora disponiamo degli strumenti digitali necessari per arricchire l’esperienza della lezione universitaria.”

I risultati nel breve sono già significativi: in questo anno accademico le immatricolazioni sono aumentate del 3%. Si attendevano un 50% di presenze e invece la percentuale è del 75% per le matricole e del 60% per gli studenti degli ultimi anni.

Il laser politecnico in cerca di vita su altri pianeti

L’obiettivo della ricerca è quello di rivelare la presenza di benzene nell’atmosfera dei pianeti analizzati, un idrocarburo aromatico monociclico derivato da processi di combustione. La ricerca ha fatto importanti passi avanti grazie al lavoro di un team del laboratorio Cosmos Lab del Politecnico di Milano coadiuvato dall’università Kaust (King Abdullah University for Science and Technology) dell’Arabia Saudita e dal Dipartimento di Chimica dell’università di Bologna.

Intervista ad askanews di Marco Marangoni, docente di Fisica al Politecnico di Milano.

Il benzene è da sempre considerato una importante fonte di carbonio nell’universo e potrebbe dare origine ad una atmosfera potenzialmente adatta allo sviluppo della vita. Non esiste ancora una relazione diretta tra la presenza di benzene e la vita sul pianeta, ma questo strumento ci permette di trovare facilmente nuovi esopianeti (pianeti non appartenenti al sistema solare, quindi orbitanti attorno ad una stella diversa dal sole).

Lo strumento utilizzato in questa ricerca è formato da due parti fondamentali: un laser che emette raggi tra i 12 e i 15 micron, nella quale il benzene e altri idrocarburi hanno il loro spettro d’assorbimento più intenso, e un pettine di frequenza, per analizzare i risultati forniti.

L’innovativa scoperta Made in Italy è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Communication Physics del gruppo Nature, tra le più autorevoli al mondo nel campo della ricerca scientifica.

Credits: Elle.com

CAP Paris

Coordinamento delle Associazioni dei Professionisti Italiani a Parigi

Il CAP Paris è stato costituito il 19 febbraio 2019 su iniziativa del COMITES in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia, sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia in Francia e con il sostegno della Direzione Generale per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

CAP Paris raggruppa dieci Associazioni espressione della nuova immigrazione italiana, rappresentative di oltre duemila professionisti italiani residenti nella regione parigina. Il Coordinamento mira a recensire gli italiani che si sono trasferiti in Ile-de-France per motivi lavorativi al fine di accrescerne la visibilità in ambito professionale, scientifico e culturale.


Gli ALUMNI POLIMI PARIGI sono tra i soci fondatori del CAP

Partecipate alla serata !

Sarà un’occasione per gli aderenti alle associazioni del CAP d’incontrarsi e conoscersi.

Snam e Politecnico di Milano insieme per la transizione energetica e lo sviluppo dell’idrogeno

Snam e Politecnico di Milano (anche attraverso Fondazione Politecnico di Milano) hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per avviare attività congiunte di ricerca sul ruolo del sistema gas nella transizione energetica, con un focus specifico sulle potenzialità dell’idrogeno e degli altri gas verdi nella lotta al cambiamento climatico.

«Investire in ricerca e sviluppo in questo momento è un segnale positivo non solo per il sistema universitario, ma per la ripartenza economica nel suo complesso. Dalla competenza e dalla collaborazione efficace tra pubblico e privato arrivano risposte credibili ai bisogni sociali e alla domanda di crescita sostenibile. Il rapporto tra Politecnico di Milano e Snam su temi come la transizione energetica e la lotta al cambiamento climatico è un esempio virtuoso che mette la tecnologia nelle condizioni di operare nel medio raggio investendo su studi congiunti e sulla formazione di capitale umano, che è la prima risorsa per ogni innovazione duratura»,
Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano.

Nell’ambito della collaborazione, Snam e Fondazione Snam contribuiranno anche al programma Pari Opportunità Politecniche (POP) del Politecnico con l’iniziativa “Girls@Polimi”, che prevede la donazione di tre borse di studio di durata triennale per incoraggiare lo studio delle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) da parte delle ragazze, destinate a studentesse che si iscriveranno ai percorsi di ingegneria.

Leggi l’approfondimento su www.polimi.it

L’Alumnus Paolo Bertoluzzo alla guida del primo colosso europeo dei pagamenti digitali

Alla fine dell’operazione, come riporta il Sole 24 Ore, nascerà un player italiano di dimensione europea, pronto a cogliere le opportunità di consolidamento a livello internazionale, una realtà da 1,8 miliardi di euro di ricavi aggregati pro-forma e un miliardo di euro di Ebitda aggregato pro-forma al 31 dicembre 2019. 

Paolo Bertoluzzo, già CEO di Nexi, laureato al Politecnico di Milano in Ing. Gestionale, guiderà il primo colosso europeo dei pagamenti digitali: “Questa operazione darà vita a una grande PayTech italiana leader in Europa, una grande eccellenza tecnologica e digitale con scala e competenze che le consentiranno di giocare un ruolo sempre più da protagonista in Italia e a livello internazionale in un mercato, come quello europeo, in forte consolidamento.”

Leggi l’approfondimento su Il Sole 24 ore

Credits header: https://www.nexi.it/en/about-us/brand/top-management.html