Unire il ricordo di una mente brillante alla valorizzazione dei nuovi talenti dell’Ingegneria Nucleare. È questo lo spirito con cui il Politecnico di Milano ha celebrato la seconda edizione del Premio di Laurea “Giovanni Pastore”
Voluto dalla famiglia e sostenuto dal Department of Energy, il premio ha un obiettivo: trasformare il ricordo del professor Giovanni Pastore in carburante per i nuovi talenti, premiando le migliori tesi magistrali in Ingegneria Nucleare. E quest’anno, il testimone è stato raccolto da Elisa Cappellari, 26 anni nata in provincia di Varese.
Il premio nasce per onorare la memoria di Giovanni Pastore, Alumnus del Politecnico di Milano e ricercatore di talento, scomparso prematuramente all’età di 39 anni. Pastore aveva dedicato la sua carriera alla modellizzazione del comportamento dei combustibili nucleari, lavorando in prestigiosi istituti internazionali prima di rientrare in Italia per contribuire allo sviluppo dei reattori di nuova generazione.
Cappellari è entrata in Ateneo per una passione: “ll mio ingresso al Politecnico è partito dall’interesse per i materiali – racconta la vincitrice – perché mi affascinava l’idea che proprietà macroscopiche dipendano spesso da ciò che accade su scale microscopiche. Nel tempo, mi sono avvicinata all’ambito nucleare, che è peculiare sia per i materiali utilizzati sia per le condizioni a cui sono sottoposti. È stato così che mi sono orientata verso Ingegneria Nucleare”. Si è rivelata la scelta giusta? “Cercavo un ambiente che potesse soddisfare la mia curiosità in questi campi e che mi fornisse un approccio nell’affrontare problemi ingegneristici. La qualità del sistema di insegnamento, l’ambiente internazionale e sfidante hanno fatto il resto”.
La tesi premiata dal titolo “Towards physics-based description of fuel fragmentation: fission gas behaviour at grain boundaries” ha sviluppato un modello in grado di predire il rilascio dei gas generati dalla fissione nucleare in seguito alla micro-fratturazione del combustibile. Applicando principi di meccanica della frattura, lo studio ha analizzato come l’accumulo di gas nei difetti del materiale possa innescare cricche, influenzando le prestazioni complessive del combustibile. La rilevanza scientifica del lavoro è stata confermata anche dalla pubblicazione di parte dei risultati sulla rivista di settore Journal of Nuclear Materials.
Dottoranda in Scienze e Tecnologie Energetiche e Nucleari, sotto la supervisione del dott. Davide Pizzocri e del prof. Lelio Luzzi, nel gruppo di ricerca “Nuclear Reactors Group” il lavoro di Elisa continua nel campo della ricerca lungo la direzione avviata con la tesi “Mi occupo ancora di gas di fissione, ma in modo più ampio estendo lo studio ai prodotti di fissione in generale, con l’obiettivo di descrivere e modellare i fenomeni che ne regolano comportamento e trasporto nel combustibile nucleare”.
Al di là dei risultati tecnici, il premio sottolinea anche l’importanza del percorso umano e formativo. “Al Poli ho imparato a scomporre problemi complessi e a cercare soluzioni nuove,“ conclude la vincitrice. “Ho capito quanto sia determinante la motivazione, anche quando i risultati tardano ad arrivare, e ho imparato il valore del confronto: il dialogo con docenti e altri studenti è stato fondamentale per sviluppare un pensiero critico“.
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Il 2026 segna uno spartiacque per il Politecnico di Milano. Con l’aggiornamento del Piano Strategico 2026-28, l’Ateneo non si limita a guardare all’Europa, ma sceglie di abitarla da protagonista. In questa intervista esclusiva alla rettrice Donatella Sciuto, esploriamo la visione di un’università che si fa “ponte” tra ricerca e politiche pubbliche, puntando su tecnologie cutting-edge e su una diplomazia scientifica capace di unire i popoli. Dalle sfide scientifiche alla governance dell’innovazione, ecco come il Politecnico intende guidare la competitività industriale e tecnologica del Paese nei prossimi tre anni.
Redazione Alumni: Buongiorno Rettrice. Il Piano Strategico evidenzia molto chiaramente come il Politecnico si definisca sempre più come un’università europea: che ruolo vede per l’Ateneo all’interno dello spazio accademico, scientifico ma anche culturale europeo nei prossimi anni? Come si colloca rispetto alle altre grandi università del continente, e quali passi ritiene necessari per consolidare questo posizionamento?
Donatella Sciuto: Il Politecnico è un’università europea per dimensione e visione. Da tempo partecipiamo a reti di eccellenza, come Idea League ed Enhance, di cui fanno parte alcune delle più rinomate università del continente. Sul fronte della ricerca, siamo il primo ateneo in Italia per numero di progetti europei finanziati e quinti in Europa.
Ma non basta. Serve entrare a far parte delle logiche e delle politiche europee in fase embrionale, avere un peso maggiore là dove le decisioni vengono prese. Mi riferisco a Bruxelles, dove abbiamo da poco inaugurato il nostro Liaison Office. Molti ci chiedono perché ora? Perché siamo ad un crocevia. L’Europa sta vivendo un momento “identitario” sul fronte politico, economico e tecnologico. Sta definendo le azioni del prossimo Programma Quadro, FP10, e sedersi al tavolo delle istituzioni, portare le nostre istanze e quelle delle aziende che collaborano con noi è fondamentale.
L’Europa ha chiaramente individuato le sue priorità: rafforzare la competitività, colmare il divario in termini di innovazione, trasformare l’eccellenza nella ricerca in valore economico e sociale, consolidando il proprio ruolo di attore strategico globale. Questi non sono più obiettivi astratti. Sono responsabilità concrete. È questa la strada che l’Europa ha scelto per sé e rappresenta il terreno comune su cui ci muoviamo.
Redazione Alumni: In tema di internazionalizzazione, nel 2012 fece notizia l’uso della lingua inglese nelle lauree magistrali. Oggi, leggendo il Piano Strategico 26-28, troviamo tre nuove le nuove lauree triennali in inglese? Che significato hanno?
Donatella Sciuto: Nel 2012, sfidando i vincoli normativi, tra i primi abbiamo lanciato le lauree magistrali in lingua inglese. Un atto coraggioso, ma dovuto. Abbiamo letto i segnali e precorso i tempi. A distanza di quasi quindici anni, oggi più nessuno mette in discussione questa scelta. I tempi ora quindi maturi per un ulteriore passo avanti. Abbiamo infatti in cantiere nuove lauree triennali in inglese, che partiranno a settembre, per consentire l’accesso a un numero ancora più ampio di studenti da tutto il mondo. Proponiamo tre nuovi corsi di laurea triennale in ingegneria, dal forte carattere multidisciplinare: Engineering Science a Milano; Industrial Engineering a Piacenza; Process Engineering a Cremona.
Dati alla mano, secondo un recente studio del Cnr, nel 2041 l’università italiana perderà un quinto circa dei propri studenti, il che equivale a 400 mila iscritti in meno. Più acuto sarà il calo dei diciottenni (-26%). Dobbiamo intervenire in questa fascia di età, che è la più esposta a un inverno demografico che l’Italia non può evitare. Fare in modo che questo sia compensato dall’arrivo di giovani da altri Paesi, con una solida competenza STEM formata nel nostro Ateneo, è linfa per il sistema produttivo, oltre che per quello accademico.
Redazione Alumni: Ci parla del ruolo strategico del Politecnico nel rafforzamento del sistema industriale italiano e nella nascita di nuove imprese innovative? In che modo l’Ateneo può tradurre ricerca e formazione in maggiore competitività per il Paese?
Donatella Sciuto: Nei prossimi tre anni vogliamo mettere ancora più energia nel promuovere le startup e la nascita di nuove imprese, come indicato nel nostro Piano Strategico 2026-28. Crediamo che una vera cultura imprenditoriale debba partire dalla valorizzazione della ricerca. In questo senso, Tech Europe Foundation (TEF) rappresenta un esempio concreto di ciò che intendiamo realizzare. Sarà fondamentale aiutare gli studenti e le studentesse a sviluppare competenze imprenditoriali, rafforzando il programma “Am I an Innovator?”, in collegamento con iniziative come “Ignition” di TEF. In questo modo, potremo offrire opportunità preziose di mentoring, far accedere gli studenti a reti internazionali e sostenerli concretamente quando decideranno di avviare la propria impresa.
Del resto, la posta in gioco è alta. Basti pensare a come l’Europa si stia muovendo su questo fronte con il Fondo per la Competitività e lo European Innovation Council, uno strumento con il quale l’Italia ancora fatica a misurarsi con successo. Siamo bravi nella parte iniziale (Pathfinder: TRL 1-4), ma deboli nei due step successivi, Transition e Acceleration, dove sono concentrati gli investimenti maggiori. Serve quindi puntare in questa direzione. In Italia abbiamo oltre duecento tra incubatori e acceleratori, una frammentazione che ci indebolisce. Manca poi del tutto la cultura del rischio. Sono pochi gli unicorni italiani che sono riusciti ad affermarsi, non certo per mancanza di talento, ma di opportunità. Insomma, abbiamo ampi margini di miglioramento, non solo come Politecnico, ma come sistema Paese.
Redazione Alumni: Il Piano accenna a tecnologie cutting edge che necessitano di attenzione. In che modo il Politecnico affronta queste frontiere non solo a livello di ricerca, ma anche strutturale?
Donatella Sciuto: Il tema delle tecnologie cutting edge è prioritario. Penso all’intelligenza artificiale e al machine learning, oramai pervasive e trasversali rispetto ad intere filiere produttive. Così come, al tema delle tecnologie duali, altamente divisivo…Siamo un’università di ricerca e di frontiera. Anticipare le evoluzioni e l’impatto delle tecnologie nascenti ci definisce come punto di riferimento per chi è chiamato a scelte importanti, dalle istituzioni alle imprese. Non è un caso che, da qualche anno, sia attivo un centro di Technology Foresight e che, tra le recenti nomine, abbiamo deciso di inserire all’interno della Governance di Ateneo due nuove deleghe. Una in Data Strategy e l’altra in Tecnologie Dual Use e Research Security.
Redazione Alumni: In un contesto caratterizzato da risorse limitate per l’università, come immagina il Politecnico il proprio equilibrio tra mantenimento dell’eccellenza e ampliamento delle opportunità di accesso? Nei prossimi tre anni prevede un Ateneo più inclusivo, più selettivo o capace di tenere insieme entrambe le dimensioni? E quale contributo possono offrire gli Alumni in questo percorso?
Donatella Sciuto: La risposta è una sola: immagino un Politecnico sempre più accessibile e inclusivo. Ogni azione del mio mandato è rivolta in questa direzione. L’eccellenza si misura, in primis, nella nostra capacità di attrarre il talento e di valorizzarlo, indipendentemente dalla fascia di reddito o dalla provenienza geografica. Il Politecnico già destina abbondanti risorse proprie, quasi dieci milioni di euro, a copertura delle borse di studio di tutti gli aventi diritto, nessuno escluso. Stiamo poi lavorando a una Dotazione Giovani che verrà alimentata da donazioni private per garantire la continuità di questo impegno nel futuro. Non meno importante, un’attenzione particolare sarà riservata agli studenti internazionali con borse dedicate a studenti provenienti da zone di conflitto.
Inutile dire come il contributo degli Alumni sia essenziale. Aumentare il numero di laureati STEM, fare in modo di immettere nel mercato del lavoro figure competenti, offrire loro opportunità di crescita è un impegno collettivo. Alimentare una cultura del give back, come succede in altri Paesi, non è filantropia. È capacità di visione. È un investimento sul futuro del nostro Paese e dell’Europa.
Redazione Alumni: In uno scenario internazionale attraversato da tensioni e divisioni, cosa significa in pratica per il Politecnico fare diplomazia scientifica? In che modo la collaborazione accademica può contribuire al dialogo e alla costruzione di ponti tra comunità e Paesi diversi?
Donatella Sciuto: Mai come in questo momento la tecnologia segna uno spartiacque. Può essere tanto divisiva quanto aggregante, tanto discriminante quanto egualitaria in termini di progresso e di crescita. La diplomazia scientifica non è un vezzo accademico, è una responsabilità bene precisa. È quell’insieme di azioni e relazioni attraverso le quali l’università promuove il dialogo, la cooperazione e lo scambio di conoscenze tra istituzioni accademiche, enti di ricerca e organismi internazionali per favorire uno sviluppo condiviso.
Su questo fronte, il Politecnico è impegnato da tempo in diverse iniziative, e lo sarà ancora di più nel corso del prossimo triennio. Solo per citarne una: l’Africa Initiative, che seguiamo, su mandato del Ministero dell’Università e della Ricerca, nell’ambito dell’AU-EU High Level Policy Dialogue on Science, Technology and Innovation della Commissione Europea (per stare in tema…). Ma potrei nominarne molte altre tre le oltre sessanta avviate nell’ultimo triennio.
Redazione Alumni: Se fossimo adesso nel 2028 a fare un bilancio: cosa le farebbe dire “questo Piano non ha funzionato”?
Donatella Sciuto: Le rispondo al rovescio. Preferisco essere positiva! Direi che questo piano avrà funzionato non solo in termini tangibili, non tanto nella misura in cui avrà soddisfatto o meno le metriche e i KPI che ci siamo dati, ma nella condizione in cui la nostra comunità ne uscirà unita. Uno dei grandi nemici del nostro tempo è la polarizzazione e la tendenza a dividere. Il Piano avrà successo nel momento in cui ci vedrà compatti nel 2028 e rafforzati in una visione comune che nasce dai valori europei.
Riccardo Malacrida è il vincitore del premio di laurea “Prof. Francesco Rosa” anno 2025. Per ricordare la sua figura e il suo contributo scientifico e didattico, il Dipartimento di Meccanica ha istituito questo premio dedicato alle migliori tesi magistrali nel campo della Progettazione Meccanica, l’area di competenza in cui il professor Rosa ha lavorato e contribuito durante la sua carriera accademica.
Per Riccardo, che ha sempre avuto la passione per le automobili, l’iscrizione al corso di Ingegneria Meccanica del Politecnico di Milano era una evoluzione naturale del suo percorso di vita e dopo il liceo l’ambiente politecnico è stato ancora più sorprendente di quello che pensasse: “durante gli anni in università ho avuto la fortuna – ci racconta – di sperimentare quanto avessi immaginato, se non di più: una comunità virtuosa, internazionale, che spesso richiede molto, ma dà sempre moltissimo in cambio, che ha a cuore una solida formazione di chi intende farne parte, ma non teme di vederlo partire”.
La tesi di Riccardo esplora come l’intelligenza artificiale possa supportare la progettazione di meccanismi complessi quali i sistemi di sospensione di autoveicoli. “Attraverso lo sviluppo di due nuovi metodi di ottimizzazione – precisa – il lavoro mostra come sia possibile migliorare contemporaneamente diversi aspetti del comportamento meccanico del sistema. Il primo approccio esplora in modo sistematico lo spazio di progetto, affinando la ricerca delle soluzioni concentrandosi sulle configurazioni che mostrano i risultati migliori. Il secondo, invece, utilizza tecniche di apprendimento automatico, che permettono ad un progettista artificiale di imparare dall’esperienza e individuare in modo autonomo le soluzioni più promettenti. Così facendo, diventa possibile analizzare un numero molto elevato di alternative progettuali in modo rapido ed efficace”.
Che significato ha avuto per te vincere il bando? “È sentirsi parte di un processo, che per me costituisce l’essenza dell’ingegneria: dal lavoro, dalla memoria, dall’eredità di Francesco Rosa scaturiscono ogni anno nuove idee e nuove soluzioni”.
Pensi che l’intelligenza artificiale, di cui ti occupi nella tua tesi, possa minare questo approccio?
“L’intelligenza artificiale rappresenta senza dubbio una delle più grandi sfide che l’umanità sta affrontando e, come tale, richiede preparazione e responsabilità. Non credo se ne debba ripudiare l’utilizzo a priori. Piuttosto, è necessario sviluppare una consapevolezza che la renda uno strumento utile tra i tanti che, nel corso della storia del progresso, sono entrati nelle vite di ciascuno”.
Come ti immagini da grande?
“Vorrei avere la possibilità di mettere in campo le mie competenze e la mia curiosità nei confronti della realtà per portare magari un miglioramento tangibile rispetto al mondo che ci circonda”.
Negli ultimi dieci anni, la presenza di startup Made in Italy al CES di Las Vegas è cresciuta in modo esponenziale. Nell’edizione 2026 sono state 51 le startup italiane presenti, espressione di un ecosistema imprenditoriale ad alta intensità scientifica che spazia dalle scienze della vita ai nuovi materiali, dalle tecnologie energetiche al digitale avanzato.
Tra queste realtà, ce ne sono 8 fondate da Alumni e Alumnae del Politecnico di Milano. L’Ateneo non è solo un luogo di formazione, ma un ambiente in cui idee nate nei laboratori e nelle aule possono trasformarsi in imprese capaci di affacciarsi sui mercati internazionali. La presenza al CES2026 diventa così il simbolo di un percorso, capace di trasformare ricerca di frontiera e talento imprenditorialein soluzioni concrete per i mercati globali.
Andiamo alla scoperta delle startup fondate da Alumni e Alumne del Politecnico di Milano che hanno portato l’innovazione italiana sul palco del CES.
Adaptronics startup deep tech specializzata nello sviluppo di soluzioni elettro-adesive di manipolazione robotica per applicazioni industriali e spaziali, vede come fondatori gli Alumni Camilla Cecilia Conti and Lorenzo Agostini.
Daniele Ramirez, Mattia Tabaglio, Lorenzo Aquilante (tutti Alumni in ingegneria meccanica) e Sofia Paganelli (Alumna ingegneria dell’automazione), sono i 4 fondatori di AGADE: sviluppano esoscheletri progettati per ridurre i la fatica e la comparsa di disturbi muscoloscheletrici di spalle e schiena causate dalla movimentazione ripetitiva di carichi pesanti al lavoro.
Chimera Tech è una startup innovativa che combina intelligenza artificiale, ingegneria, design e strategia per trasformare la complessità in valore concreto. Fondata da Marco Chimenti, Alumnus MIP, sviluppa soluzioni che nascono dall’integrazione tra competenze e visioni differenti.
IdolMatch, fondata tra gli altri dall’Alumnus Daniele Scaglia (Industrial Safety and Risk Engineering), è la piattaforma che connette atleti e brand, permettendo agli sportivi di ottenere sponsorizzazioni in modo semplice e accessibile, dando ai brand un nuovo modo di collaborare con talenti autentici.
Francesco Finazzi (Alumnus ingegneria Gestionale) è tra i fondatori di Myndoor, hub digitale che integra servizi di coaching, supporto psicologico e gestione dei dati per il benessere aziendale.
Thingum è una startup che sviluppa soluzioni ICT e algoritmi innovativi nei settori dell’intelligenza artificiale, dell’interazione uomo-computer e dell’Internet delle cose. Who Teach è una piattaforma digitale di apprendimento intelligente per istituzioni educative e aziende che supporta le attività di formazione. entrambe sono nate dalla mente di Francesco Epifania, Alumnus School of Management.
Suncubes è una vecchia conoscenza della redazione Alumni (scoprila in questo video). Nasce tra i banchi del Politecnico da un’idea di Alberto Chiozzi (ingegneria aerospaziale) e Federico Ognibene (management engineering), oggi insieme a Angelo Lannutti and Tommaso Aresi (entrambi Alumni space engineering). Si occupa della fabbricazione di apparecchiature per il settore spaziale e della difesa.
“Sto proseguendo gli studi grazie a un dottorato di ricerca, in modo da specializzarmi in un settore specifico, contemporaneamente desidero affacciarmi al mondo delle aziende per imparare a gestire autonomamente un progetto di ricerca”. Alessio Cancian, classe 2000, sembra aver compreso perfettamente la motivazione che ha ispirato il premio di laurea dedicata al Professor Pietro Luigi Cavallotti.
È lui, infatti, il vincitore del premio di laurea magistrale istituito dal Politecnico di Milano grazie alla donazione da parte del Fondo Solidale Gippi Cavallotti, assegnato alla miglior tesi 2025 che ha affrontato il tema dello “studio e sviluppo di processi elettrochimici”.
The professor Pietro Luigi Cavallotti è stato per 44 anni docente presso il Politecnico di Milano, una figura di spicco nel panorama dell’Elettrochimica e della Chimica metallurgica non solo italiana. Il suo contributo, nell’ambito della scienza e tecnologia delle superfici, ha portato il Politecnico ad avere un ruolo di riconosciuta preminenza nazionale e internazionale. Ha inoltre dato un notevole apporto all’innovazione delle piccole e medie aziende, anche attraverso 20 brevetti.
Alessio ha frequentato il corso di Ingegneria Energetica durante la triennale e la rispettiva prosecuzione in Energy Engineering in magistrale, oggetto del premio di laurea. Attualmente frequenta il Dottorato di Ricerca in STEN (Scienze e Tecnologie Energetiche e Nucleari), con il quale sarà impegnato per i prossimi tre anni.
“Ho deciso di fare il Poli seguendo l’esempio di mio fratello maggiore, che per me è stata una guida. Lui mi ha sempre consigliato sulle scuole da intraprendere e vedendo come si è trovato al Politecnico non ho avuto dubbi e si è rivelata la scelta giusta. La lezione più importante che ho imparato qui è che il lavoro duro porta sempre a grandi risultati e a non mollare mai!"
Alessio ha vinto il premio grazie alla sua tesi di laurea. Qual è l’argomento? gli abbiamo chiesto. “L’obiettivo principale dello studio era comprendere come la temperatura di esercizio influisca sul degrado delle celle a combustibile. In particolare, si è voluto analizzare se e in che misura un aumento della temperatura operativa porti a una maggiore degradazione dei materiali, al fine di migliorare la comprensione dei meccanismi di degrado e contribuire all’ottimizzazione delle condizioni di funzionamento e della durata delle celle a combustibile”.
Sul premio, commenta: “Sono molto orgoglioso di questo riconoscimento perché essendo fuorisede e autonomo, da un punto di vista economico è stato molto utile a finanziare parte della mia vita futura”.
Una vita dove la ricerca e lo sviluppo saranno parte del futuro di Alessio che, come si legge nelle motivazioni del Fondo Gippi Cavallotti, hanno l’obiettivo di aiutare i giovani a inserirsi nel mondo del lavoro: “Nonostante abbia iniziato da relativamente poco tempo – ci racconta Alessio – il mondo della ricerca mi appassiona molto. Trovo molto stimolante andare a spingere i limiti della nostra comprensione dei fenomeni fisici e provare a capire come migliorare e sviluppare la tecnologia. La mia idea non è quella di restare in un mondo di ricerca accademica, ma andare nell’ambito della ricerca industriale, la cui applicazione diventa più tangibile. Di sicuro, però, ritengo che il percorso di dottorato possa fornirmi gli strumenti e il metodo di lavoro necessari per affrontare le sfide future”.
Il Politecnico di Milano continua a distinguersi come vivaio di leader capaci di guidare organizzazioni complesse in fasi di profonda trasformazione. Le recenti nomine di Alumni e Alumnae ai vertici di grandi gruppi industriali e istituzionali ne sono una conferma concreta.
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Congratulazioni ad Antonio Filosa, da quest’anno CEO di Stellantis. Laureato in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, Filosa è entrato nel Gruppo Fiat nel 1999, costruendo una carriera internazionale di primo piano. Dopo aver guidato le attività in America Latina, è stato CEO del brand Jeep® e Chief Operating Officer per il Nord e Sud America, fino alla nomina a Chief Quality Officer.
Nuova leadership anche per Artsana Group, che ha nominato Alberto Rivolta, laureato in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, come CEO. Entrato nel gruppo nel 2022, Rivolta porta una solida esperienza in trasformazione digitale e gestione dei mercati internazionali.
Nel mondo assicurativo, l’ANIA ha eletto Presidente Giovanni Liverani . Alumnus in Ingegneria Gestionale, Liverani è stato cofondatore di Genertel e ha ricoperto ruoli apicali nel gruppo Generali, in Italia e all’estero.
Infine, nel settore sanitario, Marco Centenari, Alumnus in Ingegneria Chimica, è stato nominato Amministratore Unico dell’Ospedale San Raffaele, affiancando il ruolo di CEO del Gruppo San Donato. Una carriera che unisce competenze industriali, finanziarie e sanitarie, al servizio di uno dei principali poli ospedalieri del Paese.
Percorsi diversi, un comune denominatore: la formazione al Politecnico di Milano come base solida per guidare il cambiamento ai massimi livelli.
Il 2025 è stato un anno “simbolo” per l’ecosistema dell’innovazione nato attorno al Politecnico di Milano. Dallo spazio alla sanità, dall’industria manifatturiera alla sostenibilità, passando per il lavoro e la digitalizzazione dei processi, le startup fondate da Alumni e Alumnae del Politecnico stanno dimostrando come le competenze sviluppate tra aule, laboratori e programmi di incubazione possano trasformarsi in impatto concreto, industriale e sociale. Quelle che vi raccontiamo sono solo alcune delle tantissime belle storie di innovazione che ci sono arrivate!
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Un esempio emblematico arriva dal mondo della logistica: Poste Italiane sta testando il packaging sostenibile sviluppato da Voidless, startup fondata dagli Politecnico di MilanoCarlo Villani, Daniel Kaidanovic, Guglielmo Riva and Mattia Bertolani. In un contesto di crescita costante dell’e-commerce, la razionalizzazione degli imballaggi diventa cruciale per ridurre l’impatto ambientale delle spedizioni. Voidless risponde a questa sfida progettando macchinari che producono scatole su misura direttamente nei magazzini, riducendo sprechi ed emissioni. Un’idea nata come progetto universitario e cresciuta fino all’attenzione di grandi operatori e di Forbes Italia.
Lo sguardo politecnico si estende poi oltre l’atmosfera. Ecosmic, fondata dalle Alumnae Imane Marouf and Benedetta Margrethe Cattani, e Revolv Space, creata da di Marco Sala and Filippo Oggionni: due startup dal respitro internazionale che raccontano un nuovo capitolo della space economy italiana. Tra heritage nazionale e ambizioni globali, il 2025 segna per entrambe l’ingresso in orbita, letteralmente, con hardware e satelliti pronti al lancio.
Anche sulla Terra l’innovazione corre veloce. Jet HR, fondata da Marco Ogliengo and Francesco Scalambrino, ha raccolto in un solo anno oltre 16 milioni di euro per semplificare e automatizzare la gestione del lavoro e del payroll, affrontando uno dei nodi strutturali del sistema produttivo italiano. Caracol AM, degli Alumni Giovanni Avallone and Paolo Cassis e attiva nella stampa 3D di grande formato, continua invece a ridefinire il modo di fare industria nei settori ad alte prestazioni, con una visione che unisce design, ingegneria e manifattura avanzata.
La tecnologia incontra la salute. Dall’intelligenza artificiale applicata all’oncologia di Nucleo (YC F25), startup fondata negli Stati Uniti dall’Alumna Angelica Iacovelli, alla robotica medicale non invasiva di Soundsafe Care, guidata dall’Alumnus Andrea Mariani, emerge un filo comune: la volontà di trasformare la ricerca in strumenti reali per migliorare la vita delle persone.
Queste storie diverse per ambito e maturità raccontano un unico messaggio: il Politecnico di Milano non è solo un luogo di formazione, ma un vero motore di imprenditorialità. Il 2025 lo conferma come un anno d’oro, in cui il talento politecnico continua a generare innovazione, visione e futuro. Ci aspettiamo grandi cose anche nel 2026!
Il Politecnico di Milano continua a distinguersi attraverso le storie dei suoi Alumni e delle sue Alumnae, protagonisti nei campi dell’innovazione, della ricerca, dell’impresa e delle istituzioni.
Tra loro ne ricordiamo 4 che hanno popolato le pagine dei giornali nel 2025:
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Benedetta Zuccarelli, 27 anni, genovese, laureata in Building Architecture al Politecnico di Milano, è stata selezionata tra i Forbes Under 30 del 2025 insieme ad altri 20 Alumni e Alumnae del nostro Ateneo. Dopo il Poli ha maturato esperienze in contesti internazionali come Chapman Taylor and Bjarke Ingels Group (BIG), per poi completare un Master in Design Studies (Ecologies) alla Harvard Graduate School of Design. Il suo lavoro, esposto anche al MIT Media Lab e alla Harvard GSD, integra microalghe, sensori e algoritmi per monitorare l’ambiente interno e supportare strategie di ventilazione naturale. «Il riconoscimento di Forbes – racconta – è un incoraggiamento a proseguire con ancora maggiore consapevolezza il lavoro intrapreso». Leggi di più Su Benedetta Zuccarelli
Il talento Made in Polimi è celebrato anche dall’osservatorio Unstoppable Women di StartupItalia, che ha selezionato 60 Alumnae del nostro Ateneo capaci di ridefinire i confini del lavoro e dell’innovazione. Tra loro Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, accanto a scienziate, imprenditrici, manager, creative e innovatrici: esempi di come una solida formazione tecnico-scientifica possa guidare la trasformazione dell’economia e della società. Scopri tutte le 60 Alumnae a questo link
Dallo spazio arriva invece la storia di Anthea Evelina Comellini, Alumna space engineer del Politecnico di Milano. In un’intervista a VOLARE.space racconta come si diventa astronauti: oggi lavora come GNC/AOCS engineer in Thales Alenia Space e, allo stesso tempo, si addestra come astronauta di riserva per l’European Space Agency (ESA), dopo aver superato uno dei processi di selezione più competitivi al mondo. Guarda l’intervista ad Anthea Comellini
Infine, un riconoscimento all’imprenditoria: Luca Rossettini, ingegnere aerospaziale del Politecnico di Milano e fondatore e CEO di D-Orbit, è stato inserito da La Repubblica tra i 10 volti dell’economia italiana. Lo conoscevi?
Il Politecnico di Milano si conferma una fucina di leadership capace di incidere profondamente sull’economia italiana e internazionale. Alumni e Alumnae dell’Ateneo occupano oggi posizioni di vertice in settori strategici, distinguendosi per reputazione, visione e capacità di guidare il cambiamento.
Ecco quelli di cui si è parlato di più nel 2025:
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Il manager con la più alta reputazione in Italia è Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato di A2A e Alumnus in Ingegneria Elettrotecnica. In cima alla classifica Top Manager Reputation, Mazzoncini è riconosciuto per la credibilità e la coerenza con cui guida la transizione energetica, mettendo competenze tecniche e responsabilità pubblica al servizio del Paese.
Tra le protagoniste di primo piano spicca Laura Galli, laureata in Ingegneria Chimica e Presidente e AD di 3M Italia, recentemente in copertina su Forbes. Il suo percorso rappresenta un esempio emblematico di leadership inclusiva e orientata all’innovazione. A lei si affianca Emanuela Trentin, CEO di Siram Veolia e laureata in Ingegneria Gestionale, premiata con il The Executive Award – Honoring Sustainable Leaders per l’impatto positivo generato nel campo della sostenibilità.
Completano il quadro altri profili di rilievo: tra i migliori manager in Italia anche Antonio Filosa, Alumnus in Ingegneria Industriale e AD di Stellantis, e Paolo Arrigoni, laureato in Ingegneria Elettronica e Presidente del GSE. Storie diverse, accomunate da una solida formazione e da una capacità concreta di incidere sulla realtà.
Un patrimonio di competenze e valori che conferma il Politecnico di Milano come punto di riferimento nella formazione della classe dirigente di oggi e di domani.
L’Italia è stato il terzo paese dopo l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti a mandare in orbita un proprio satellite artificiale. Era il 16 dicembre del 1964 e il San Marco 1 varcò i confini terrestri.
Da allora viaggiare nello spazio è diventato sempre più strategico e la tecnologia spaziale promette progressi in tutti i settori, dal monitoraggio climatico, alle comunicazioni satellitari sino ad arrivare alla ricerca. Negli ultimi dieci anni, infatti, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si è trasformata in un laboratorio unico a gravità zero. E insieme a lei astronauti e persone impegnate a lavorare in uno degli ambiti più affascianti esistenti. Tra di loro Alumni e Alumnae del Politecnico di Milano che hanno deciso di dedicare la loro vita professionale alla space economy che caratterizza il nuovo millennio. Un filo che passa per la nostra “stella” prof.ssa Amalia Ercoli Finzi…
UNA STAFFETTA NELLO SPAZIO
Anthea Comellini
Anthea Comellini, Alumna Polimi in Ingegneria Aerospaziale: il suo sogno lo ha raggiunto quando è stata scelta per far parte del corpo di Riserva degli Astronauti e delle Astronaute dell’ESA (European Space Agency), dopo aver superato una rigida selezione fra oltre 22.000 candidati. Sul suo profilo linkedin parla del suo intenso addestramento al centro astronauti di Colonia, cuore della formazione degli astronauti europei, dove si svolgono training fisici (come immersioni nella Neutral Buoyancy Facility) e tecnici (simulazioni della Stazione Spaziale Internazionale, ISS) per missioni spaziali (we also talked about her here).
“Una delle parti che ho preferito – racconta – sono state le sessioni in Realtà Virtuale, durante le quali abbiamo esplorato l’esterno della ISS in una simulazione 3D realistica. Queste sessioni aiutano gli astronauti a familiarizzare con la struttura e l’ambiente della ISS, in particolare in preparazione alle Attività Extraveicolari. Quest’esperienza è stata particolarmente emozionante non solo dal punto di vista di un aspirante astronauta, ma anche da quello di un ingegnere GNC specializzato in operazioni di prossimità: mi sono sentita come un veicolo di visita nella fase finale del suo avvicinamento, ed è stato incredibile!”.
Un giorno Anthea partirà davvero per la sua missione e forse sarà Manuela Aguzzi ad addestrarla: una staffetta ideale tra Alumnae che hanno trovato nello spazio la loro dimensione professionale.
Manuela Aguzzi
Alumna Polimi in Design industriale, Manuela Aguzzi ha seguito in Ateneo corsi di design per la microgravità e oggi è Training Coordinator in Space Applications Services, un’azienda che supporta da più di 20 anni le missioni umane in orbita bassa. “Nel settore spaziale è in atto una transizione verso una nuova era commerciale – ci spiega – Il numero degli astronauti aumenta e le categorie si differenziano. Per alcuni essere astronauta è una carriera, altri potrebbero volare meno frequentemente per eseguire il progetto di un committente, altri una sola volta per scopi non scientifici. Questo innesca un cambiamento strutturale dell’offerta di training, più modulare, più personalizzata che comporta una attenta revisione delle metodologie e tecnologie. Da anni ci stiamo preparando, sperimentando nuove tecnologie, ripensando i workflow, e le competenze per il design e implementazione del training”.
Manuela ha lavorato a stretto contatto con astronauti come Paolo Nespoli e Samantha Cristoforetti, addestrandoli a usare strumenti scientifici eseguire esperimenti scientifici in orbita. Lo scorso anno ha preparato il primo astronauta turco (che volava con Axiom Space) nell’esecuzione di un esperimento sull’utilizzo delle alghe in microgravità: “L’esperimento prevedeva che l’astronauta, una volta in orbita, inserisse un elevato numero campioni di alghe degli incubatori e che ne prelevasse dei campioni per il ritorno a terra alla fine della missione – precisa. Fatto in laboratorio attrezzato, potrebbe sembrare un compito di routine, ma in microgravità i campioni batteriologici richiedono più livelli di contenimento e la microgravità non permette di usare superfici come basi di appoggio. Il problema di usabilità e il rischio di errore umano era evidente. Il training è stato preparato a stretto contatto con l’equipe che sviluppava l’hardware e le operazioni di volo. Questa prossimità e parallelizzazione, ha permesso di sviluppare un sistema in tessuto che ricreasse una superficie di appoggio con sistemi di ancoraggio per tutti i piccoli componenti dell’esperimento, per eseguirlo in tempo, riducendo il rischio di errore”.
Un altro esempio di training che Manuela conduce insieme ai suoi colleghi è il corso di Maintenance e repair skills for Astronauts: se sulla ISS si rompe qualcosa, gli astronauti devono essere in grado di ripararla perché nessuno può farlo per loro: “In questo corso prepariamo gli astronauti a risolvere imprevisti tecnici sulla ISS da un punto di vista elettrico, elettronico, pneumatico. Quest’anno abbiamo complimentato l’offerta con un modulo dedicato alla riparazione dei computers”.
Che volto avrà il futuro nello spazio?, le chiediamo. “Ci troviamo coinvolti nella definizione del training per la futura generazione di astronauti, che volerà su una nuova stazione. Gli astronauti sono la punta di diamante, ma vista l’espansione del mercato, il training si potrebbe estendere per esempio, al cliente che vuole far volare un esperimento. È un momento particolarmente stimolante di ideazione e considero un privilegio dare il mio contributo, basato sull’esperienza della ISS”.
Ma quanti sono gli Alumni e le Alumne che lavorano nello spazio? Tanti. L’elenco che facciamo non è esaustivo, ma rende l’idea rispetto a come questo settore sia in espansione tra gli Alumni del Politecnico: ne conoscete altri? Fatecelo sapere!
Andrea AccomazzoLaura ZanardiniManuela AguzziImane Marouf e Benedetta CattaniLuca RossettiniValentina Sumini
Luca Rossettini, Fondatore e CEO di D-Orbit, azienda attiva nella logistica spaziale.
È sotto ai nostri riflettori da un po’: qualche link per approfondire…
Manager, ricercatrici, imprenditrici, innovatrici digitali, designer e ingegnere stanno ridefinendo i confini del lavoro. Sono le Unstoppable Women, una comunità di eccellenze che dimostra come la formazione tecnico-scientifica possa diventare un trampolino di lancio per guidare la trasformazione dell’economia e della società.
Unstoppable Women è un osservatorio in costante aggiornamento a cura di StartupItalia. Da otto anni monitora l’impatto del lavoro e delle idee delle protagoniste, con la premessa che secondo il nuovo Global Gender Gap Report del World Economic Forum, 123 anni ci separano dalla parità di genere.
Il Politecnico di Milano fa la sua parte per accorciare questo divario e il risultato si vede, sia nella crescita del numero di ragazze che scelgono di iscriversi a un corso di laurea STEM, sia nella rappresentanza politecnica nel mondo della tecnologia, dell’imprenditorialità e dell’impatto sociale. In questa lista spicca Donatella Sciuto, rettrice del nostro Ateneo, accanto a esperte tecniche e di finanza, imprenditrici, scienziate, manager, creative, innovatrici e attiviste. Quest’anno l’elenco delle protagoniste di Unstoppable Women è particolarmente ricco e trasversale. Dai vertici delle big tech alle startup deep-tech, dalle fondazioni culturali alle multinazionali dell’energia, dalla ricerca d’avanguardia all’innovazione industriale: ecco le sessanta Alumnae del Politecnico di Milano che stanno plasmando il futuro.
Elena Bottinelli Head of Digital Transition and Transformation – Gruppo San Donato; AD Villa Erbosa; AD Villa Chiara Alumna Ingegneria Elettronica https://www.linkedin.com/in/elena-bottinelli
Roberta Russo Alumna Ingegneria Elettronica Head Hybrid Cloud Managed Services EMEA South & LATAM, Hewlett Packard Enterprise; Presidente Donne 4.0 https://www.linkedin.com/in/robertarusso68
Alumni Politecnico di Milano sostiene il futuro dei giovani. Aderisci anche tu alla raccolta fondi Alumni Polimi Community: con una donazione, contribuisci alla creazione di Borse di Studio per gli studenti del Politecnico di Milano https://alumni.polimi.it/dona/
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