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GIRLS@POLIMI 2022: premiate 15 studentesse di ingegneria

Susan, Giulia C., Sara, Lucrezia, Federica, Chiara, Susanna, Francesca S., Anna, Beatrice, Ludovica, Raffaella, Giulia D., Virginia e Francesca P. sono le studentesse vincitrici delle 15 borse di studio assegnate quest’anno nell’ambito di Girls@Polimi, il progetto del Politecnico di Milano nato per sostenere le studentesse che, dopo aver concluso le scuole superiori, decidono di intraprendere un percorso nel campo delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

Le studentesse sono state premiate durante un evento tenutosi giovedì 29 settembre alla presenza della Prof.ssa Donatella Sciuto, Prorettrice del Politecnico di Milano, e dei donatori.

Le ragazze, tutte immatricolate a corsi di ingegneria con una bassa presenza femminile, ricevono borse di studio del valore di 8.000€/anno l’una, con possibilità di rinnovo per i successivi due anni di studio. Per questa edizione le borse sono state finanziate da 9 aziende (Gruppo Autostrade per l’Italia, Bain & Company Italy, Banco BPM, Eurofins Foundation, Fastweb, Intesa Sanpaolo, Leonardo, Gruppo Nestlé in Italia, NHOA) dall’Ateneo stesso e da donazioni di singoli individui, alumni del Politecnico di Milano.

Girls@Polimi è un’iniziativa di Gender POP, una delle linee di azione previste dal programma strategico Pari Opportunità Politecniche con il quale l’Ateneo si impegna per garantire un ambiente di studio e lavoro inclusivo e rispettoso dell’unicità di tutti e tutte.

Puoi sostenere anche tu le borse di studio Girls@Polimi con una donazione a partire da 10 euro. Clicca qui.

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LICIACube testimonia l’impatto di NASA/DART con un asteroide

È avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 settembre l’impatto tra la sonda NASA DART (Double Asteroid Redirection Test), che viaggiava a circa 25000 km/h, e l’asteroide Dimorphos, il più piccolo del sistema binario Didymos. La missione DART rappresenta il primo tentativo di verificare sperimentalmente la capacità di deviare la traiettoria di un asteroide in rotta di collisione con la Terra mediante un impatto controllato a massima velocità con una sonda spaziale progettata per schiantarsi contro il corpo celeste e provocarne lo spostamento.

Fondamentale per il successo della missione è il contributo fornito dal piccolo satellite denominato LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids), sonda tutta italiana e primo veicolo Europeo di classe CubeSat a viaggiare nello spazio profondo, lontano dall’ambiente protetto terrestre.

liciacube
Credits: asi

LICIACube, infatti, dopo essersi staccato lo scorso 12 settembre dalla sonda madre DART, è transitato a poche decine di chilometri di distanza dall’asteroide colpito a una velocità di 6-7 km/s, affrontando la nuvola di frammenti per poterne acquisire immagini e riprendere, con le sue camere di bordo, il cratere formatosi, al meglio della risoluzione possibile, consentendo di raccogliere dati fondamentali per lo studio del piccolo corpo celeste e unico testimone della dinamica dell’urto con Dimorphos.

Al successo di questa avveniristica missione voluta dall’Agenzia Spaziale Italiana, hanno contribuito i ricercatori del gruppo di ricerca ASTRA della professoressa Michèle LavagnaGiovanni ZanottiMichele Ceresoli e Andrea Capannolo del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano, che si sono occupati nei mesi passati del delicatissimo compito di definire la traiettoria di rilascio di LICIACube e in queste settimane a valle del rilascio, di riprogettare le manovre di correzione della traiettoria in accordo con i dati che la piccola sonda continuamente ha mandato a Terra, collaborando costantemente con il personale dell’Agenzia Spaziale Italiana, dell’Università di Bologna, di Argotec e del Jet Propulsion Laboratory.

In questi giorni, dunque, i nostri ricercatori hanno monitorato la traiettoria del satellite italiano, gestendo le manovre da svolgere con il piccolo motore di bordo per consentirgli di evitare i detriti generati dall’impatto e di puntare, al contempo, gli strumenti di bordo in maniera ottimale, per acquisire il maggior numero di immagini possibile da inviare a Terra agli scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, coordinati dalla dottoressa Elisabetta Dotto, responsabile scientifico della missione.

LICIA, precursore tecnologico e missione unica nel suo genere, apre la strada all’impiego di satelliti di piccola taglia per missioni spaziali altamente sfidanti; al contempo rappresenta un esempio di successo e di proficua collaborazione tra il mondo della ricerca e della piccola industria nazionale, coordinato dall’Agenzia Spaziale Italiana, confermando l’eccellenza delle competenze tecnico-scientifiche del nostro Paese e la professionalità dei nostri giovani ricercatori in un’arena internazionale di altissimo profilo,

ha commentato Michèle Lavagna.

Leggi anche: https://www.polimi.it/apertura/dettaglio-apertura/home/liciacube-testimonia-limpatto-di-nasadart-con-un-asteroide

Credits cover image: ASI/Argotec

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L’Alumna Giorgia Lupi vince il National Design Award 2022 

Giorgia Lupi, Alumna PhD in Design al Politecnico di Milano, è la vincitrice del National Design Award 2022 per il Communication Design. Il premio, presentato da Cooper Hewitt e dallo Smithsonian Design Museum, viene riconosciuto a quei professionisti che si sono distinti per il loro impatto innovativo nel design. 

Lupi, nel corso degli anni, è diventata una voce prominente nel campo del data design: il suo lavoro segue la filosofia del “data humanism”, ovvero l’idea che il data design si possa usare per raccontare le storie dietro i numeri e le statistiche, che da impersonali e intimidatori diventano così “umani”. 

giorgia lupi
Credits: Instagram

“Con i dati possiamo scrivere storie ricche e dense di significato. Possiamo educare l’occhio del lettore a familiarizzare con i linguaggi visivi che trasmettono la vera profondità di storie complesse.” 
 

Scrive Giorgia Lupi nel suo “Data Humanism manifesto”.

Il suo lavoro si distingue per il modo innovativo in cui sintetizza i dati, creando uno storytelling in grado di rendere i concetti veicolati dai dati più accessibili e facili da capire. Negli anni, Lupi ha lavorato per grandi brand come Google, IBM e Deloitte, ed è stata pubblicata – tra gli altri – dal New York Times, dal Corriere della Sera e da Wired. Il suo lavoro è esposto anche nella collezione permanente del MoMa

“Sono incredibilmente onorata di annunciare che sono stata selezionata per ricevere il 2022 National Design Award for Communication Design (!!!). Presentati dal Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, e annunciati oggi, i National Design Awards celebrano i risultati eccezionali e l’innovazione nel design. …Per un designer non c’è niente di più grande. In qualità di professionista della data visualization nominata nella categoria del design della comunicazione per questo premio, vedo questo come un riconoscimento dell’importante ruolo che i dati svolgono sempre più spesso nelle nostre vite e del potere del design di usarli come risorsa per raccontare storie.” 

commenta Lupi.

Credits home/header: Giorgia Lupi IG

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Polimi Motorcycle Factory: l’epica che corre su due ruote  

Polimi Motorcycle Factory è un team sportivo del Politecnico di Milano nato nel 2015 per partecipare alla competizione internazionale MotoStudent, che si tiene ogni due anni sul circuito internazionale MotorLand Aragon in Spagna. Le squadre sono chiamate a progettare, realizzare, gestire e guidare una moto, endotermica o elettrica.  

La competizione è divisa in varie fasi: la prima valuta il progetto industriale e il business plan, la seconda valuta le prestazioni del prototipo in prove statiche e dinamiche, che si concludono con un weekend di gara. Azul Amadeo frequenta l’ultimo anno magistrale di Design & Engineering. Nel team Polimi Motorcycle Factory (PMF per gli amici) è responsabile del reparto carene. ≪Pensavo di finire la triennale al Poli e poi andare a fare un master. Ma poi ho incontrato PMF e la mia vita ha cambiato direzione. Ho trovato la concretezza che mi mancava, una famiglia e anche tanti mal di testa… e un contesto in cui il design industriale trova la sua espressione, dove è bello ciò che funziona e funziona ciò che è bello. E quindi sono rimasta per la magistrale≫.  

Azul è entrata nel team a gennaio 2018: ≪Esiste una storica rivalità tra designer e ingegneri, ma è antiquata. Lavorare in PMF è una sorta di simulazione del mondo del lavoro, dove i team sono molto più interdisciplinari che durante gli studi, dove il tuo lavoro ha effetto anche su quello degli altri e viceversa: e le rivalità si superano, devi imparare a fidarti. Chi fa parte del PMF lo fa anche perché vuole dare un significato al proprio percorso universitario, metterci un po’ del suo e portarsi a casa un’esperienza unica. Per me e stato così. Diventi davvero parte di qualcosa, non sei solo un numero≫.  

≪Ci siamo dati una struttura piramidale dal punto di vista della responsabilità, per evitare di mandare in produzione dei pezzi che non funzionano, ma lavorano tutti. Il collante che cementa l’appartenenza al team è la moto, un prodotto di una tale complessità… e l’abbiamo fatto noi. Nei due anni di preparazione alla gara, lavorando sul prototipo, quello che era solo un gruppo di studenti diventa quasi una famiglia. Il grosso cambiamento avviene nel momento in cui i componenti più grossi vengono prodotti, la moto viene montata e il lavoro si sposta dal CAD all’officina≫.  

Credits: foto di Azul Amadeo, studentessa di Design & Engineering, responsabile del reparto carene nel team PMF

CAMPIONI DEL MONDO

PMF ha portato la sua prima moto in gara nel 2016, in soli 8 mesi dall’inizio del progetto. La chiamavano affettuosamente ≪la Cinghiala≫, per via del suo peso. L’obiettivo era finire la gara (il che, come vedremo, non sempre è così semplice). Visti i primi successi, per i due anni successivi il team lavora con grande ambizione a un nuovo prototipo: la Scighera, guidata nella competizione 2018 dal giovane pilota e studente di Ingegneria Meccanica Luca Campaci, che diventa campione del mondo nella categoria Petrol con velocita di punta di 197,1 km/h.  

≪La Scighera ha fatto delle cose pazzesche, è stato un momento magico. Non era al 100% affidabile, ma il giorno della gara tutto è stato perfetto e, inoltre, quell’anno abbiamo anche vinto la gara di smontaggio carene facendo una velocità tale che gli studenti delle altre università erano sbalorditi. Siamo tornati dalla Spagna vittoriosi, con due coppe e una lista di titoli, tra cui, oltre al primo posto in assoluto, anche Best Design, Best Innovation, Business Plan, Best Acceleration (6,966″/150 m) e 2° Best Mechanical Test≫. Con queste premesse, PMF inizia a lavorare in vista dell’edizione 2020 (che diventerà 2021 a causa della pandemia) e decide questa volta di portare due prototipi, uno nella categoria Petrol (con la Sciura, versione perfezionata della Scighera) e, per la prima volta nella storia del team, anche nella categoria Electric con il prototipo Nyx.  

Credits: foto di Azul Amadeo, studentessa di Design & Engineering, responsabile del reparto carene nel team PMF

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L’IMPREVISTO È IN AGGUATO

Ogni team riceve dall’organizzazione MotoStudent un motore (un Ktm 250cc 4t), un set di gomme slick e un impianto frenante (pinze e pompe freno) per ciascun prototipo. Il resto della motocicletta, nel rispetto del regolamento ufficiale della manifestazione, è a carico di ogni squadra, che può comprare i pezzi o fabbricarli in casa. PMF li fabbrica preferibilmente in casa. ≪È difficile progettare da zero una moto perché il suo comportamento dipende molto dall’interazione dei vari pezzi tra di loro: trovare la quadra affinché tutto funzioni come deve funzionare è magia nera, –commenta Azul. – La pandemia ci è arrivata addosso come una valanga. A dicembre 2020 dovevamo consegnare alcuni pezzi della moto per il campionato 2021, ma non si poteva andare in officina in più di 3 alla volta. Fino all’ultimo non sapevamo se avremmo fatto in tempo, invece ce l’abbiamo fatta e, dandoci il cambio 6 giorni alla settimana con turni di più di 12 ore, siamo riusciti a tirare su delle moto molto valide≫.  

Credits: foto di Azul Amadeo, studentessa di Design & Engineering, responsabile del reparto carene nel team PMF

Ma lo spirito del Motostudent è artigianale, le moto sono imprevedibili e non sempre le cose vanno come previsto. ≪Nyx, categoria Electric, alle prove era andata molto bene. Luca (il nostro affezionato pilota) era riuscito a fare tempi da missile. Ma, durante l’ultimo giro di gara, la moto si è spenta a poche centinaia di metri dal traguardo. Stava per scadere il tempo e si stavano avvicinando i referee per aiutare il pilota a spostare la moto dal circuito, ma lui se li levò di dosso e spinse eroicamente la moto fino al traguardo pur di farci classificare. Con quaranta gradi, a luglio, ad Aragon, vestito di tutto punto con la tuta. Questa è l’appartenenza a PMF. Grazie a lui abbiamo potuto correre, anche se purtroppo Nyx ha continuato a dare problemi di affidabilità e siamo arrivati tra gli ultimi. Abbiamo festeggiato comunque moltissimo: non solo perché eravamo riusciti a finire la gara (e, per essere la nostra prima volta con l’elettrico, non era andata poi male). Ma anche perché il clima in quei momenti è cosi concitato e teso che quando finisci le emozioni esplodono≫.  

Sulla Sciura, nella categoria Petrol, il team punta moltissimo, memore della vittoria con Scighera. ≪Per la Sciura prendiamo un pilota di superbike. Lui, professionista, si aspettava un certo ritmo, abbiamo faticato a stargli dietro≫. Quasi tutti i pezzi della Sciura erano fabbricati dal team e la moto funzionava con ottime prestazioni. ≪Eravamo diventati velocissimi, sembravamo droni con l’hive mind. Sempre pronti. Ma abbiamo avuto parecchi problemi, a partire dal motore, che si è rotto alla vigilia della gara (avevamo spinto troppo e, diciamocelo, il Ktm non è un gran motore). Abbiamo fatto i salti mortali per rimpiazzarlo, perché in Europa non si trova facilmente. L’abbiamo rimontato in una notte, lavorando fino alle 6 del mattino. Non è facile, devi levare la moto dal motore, non il contrario, perché il motore e la parte più pesante. E, una volta montato, hai un motore che non conosci, a cui far fare il rodaggio. Durante quelle ore decidiamo per scrupolo di cambiare la pompa di benzina, sostituendo quella fatta da noi con una professionale, comprata fuori, per garantirci maggiore affidabilità. Errore madornale: sulle moto, finché una cosa funziona non la devi cambiare. Insomma, durante le qualifiche la pompa ci abbandona, la moto si spegne e non si accende più. In questo caso ci hanno squalificati. È stato molto triste, sarebbe bastato cambiare la pompa, ma le regole sono regole≫. Tornando da Aragon, gli studenti di PMF si sono rimboccati le maniche in vista della gara del 2023. Sarà l’ultimo anno di Azul, che, nel frattempo, si deve laureare. ≪Ma fino alla gara rimarrò di sicuro. PMF significa mettercela tutta, costruire una squadra che diventa una famiglia e portarla a fare una cosa incredibile≫.  

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Credits: foto di Azul Amadeo, studentessa di Design & Engineering, responsabile del reparto carene nel team PMF
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Enactus: il team del Politecnico vince e va alla coppa del mondo

Un’altra vittoria portata a casa dal Politecnico: l’associazione Enactus Polimi ha vinto la sesta edizione italiana della Enactus National Competition, una competizione che vede studenti universitari di tutto il mondo a presentare progetti senza scopo di lucro che si propongono di migliorare il mondo attraverso l’azione imprenditoriale.

La squadra del Politecnico – composta da studenti e studentesse di ingegneria e design, ma anche da Alumni e Alumnae – si è presentata alla competizione con due progetti legati al concetto di sostenibilità con l’obiettivo di migliorare il mondo attraverso l’azione imprenditoriale.

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Credits: Enactus

I PROGETTI DI ENACTUS POLIMI: SHEA-MATTERS E OYSTER2LIFE

Shea-Matters è un progetto che sostiene l’importazione del burro di karitè prodotto da una cooperativa in Ghana gestita da sole donne. Il mercato europeo del burro di karitè porta infatti profitti molto alti rispetto le mercato locale a cui si appoggia: da qui l’idea di una nuova rotta commerciale sostenibile e solidale che colleghi Kumbungu a Milano. L’obiettivo è garantire alle dipendenti della cooperativa il giusto compenso che permetterà loro di ottenere profitti da reinvestire in altri progetti in Ghana: pozzi di acqua potabile, bio fertilizzante per i campi, una micro rete elettrica fotovoltaica, un piano di riforestazione.

“È un progetto in cui crediamo moltissimo — spiega Claudia Ogliastro, studentessa di ingegneria biomedica e team leader marketing di Shea Matters al Corriere della SeraOggi il nostro burro non è ancora ordinabile, ma si può trovare in alcune botteghe associate a Equomercato. Cerchiamo negozi, erboristerie e e-commerce interessati a rivenderlo, ma anche persone che supportino il nostro progetto e lo facciano conoscere, anche sui social, creando una community che poi, un domani, acquisti il burro, perché sostiene la filosofia che c’è dietro”.

Il secondo progetto si chiama Oyster2life e vuole combattere il cambiamento climatico in modo innovativo, riutilizzando i gusci d’ostrica per ricostituire l’ecosistema marino e sensibilizzare la popolazione sull’importanza di preservare i nostri mari. Una volta raccolti (da ristoranti, pescatori, ecc…), i gusci d’ostrica vengono reintrodotti in mare dopo aver eliminato tutti i batteri e ogni tipo di residuo organico dalla loro superficie.

Nel mare i gusci di ostrica aiutano in questo modo la crescita dei molluschi che facilitano depurazione delle acque e ricostruzione dei fondali marini, apportando nuove fonti di nutrimento per il ripopolamento delle lagune e del mare, con un elevato beneficio ambientale ed economico.

I PROSSIMI PASSI

Enactus Polimi rappresenterà l’Italia all’Enactus World Cup 2022 dal 30 ottobre al 2 novembre 2022 a Porto Rico. La coppa del mondo darà il benvenuto a innovatori, creatori, cittadini globali e leader aziendali, studenti e accademici che vogliono agire ora per cambiare il mondo per sempre. Vi terremo aggiornati!

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Prof. Maria Prandini eletta presidente della International Federation of Automatic Control  

La professoressa Maria Prandini del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano è stata eletta Presidente della International Federation of Automatic Control (IFAC) per il triennio 2026-2029.

Si tratta di un prestigioso riconoscimento da parte della comunità internazionale dell’ingegneria dei sistemi e del controllo per la professoressa Prandini, attualmente Coordinatrice del Corso di Studio in Ingegneria dell’Automazione. Nel turno elettorale finale, la professoressa del Politecnico ha vinto contro i candidati di Stati Uniti, Paesi Bassi e Cina, diventando il secondo Presidente italiano dalla fondazione di IFAC nel 1957 e il primo Presidente donna.

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Credits: Politecnico di Milano

IFAC è un’organizzazione mondiale che conta al suo interno più di 2500 volontari che ha come obiettivo quello di promuovere la scienza e la tecnologia dei controlli automatici per il benessere dell’umanità tramite l’organizzazione di conferenze, la pubblicazione di riviste di rilievo, il coordinamento di comitati tecnici, l’istituzione di premi e riconoscimenti, e il supporto ad iniziative di divulgazione dell’automatica, specialmente nei paesi in via di sviluppo.

Maria Prandini è Alumna in Ingegneria elettronica 1994. Dal 2002 al 2011 è stata Ricercatrice presso il Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano e dal 2011 a oggi è stata professoressa – prima Associata poi Ordinaria – presso lo stesso dipartimento. Tra i suoi progetti recenti e attuali, ricordiamo quelli per la Commissione Europea UnCoVerCPS Unifying Control and Verification of Cyber-Physical Systems, MoVeS Modellazione,verificae controllo di sistemi complessi: dalle fondazioni alle applicazioni delle reti elettriche e iFly Progettazione e validazione basate sulla sicurezza, complessità e responsabilità di sistemi di gestione del traffico aereo altamente automatizzati.

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Training on the Job, ovvero: la scienza imperfetta che si impara sul campo

Molti studenti di Ingegneria del Poli sono chiamati a fare un tirocinio alla fine della triennale, ma negli ultimi due anni il corso di studi in Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano ha messo a punto un’iniziativa ancora più efficace per accompagnarli alla conoscenza del mondo aziendale attraverso lo sviluppo di un project work. La particolarità del “Training on the Job”, infatti, a differenza del normale stage curricolare, è il coinvolgimento diretto e sostanziale degli Alumni. Il programma prevede per ogni studente l’assegnazione di mentor/tutor scelti tra Alumni e Alumnae con esperienza, che dedicano ai ragazzi incontri periodici online e in azienda e forniscono feedback intermedio e finale sulle attività svolte.

L’obiettivo è quello di offrire agli studenti la possibilità di confrontarsi concretamente e direttamente con progetti che nascano da realtà aziendali: sporcarsi le mani, applicare in contesti reali i modelli e le metodologie appresi in aula. Un modo per riflettere sul proprio percorso di studi, affrontandolo da una prospettiva diversa e parlandone con esperti professionisti: gli Alumni.

Gli studenti vengono inseriti in un team dedicato e lavorano a un caso reale. Nella maggior parte dei casi, non si tratta di un momento di passaggio al mondo del lavoro: la maggioranza degli studenti, dopo la laurea triennale, sceglie di continuare con la specialistica. Perché, allora, fermare gli studi per diversi mesi per “andare a lavorare”? L’abbiamo chiesto ad alcuni dei protagonisti di questa storia.

TRAINING ON THE JOB:“S’IMPARANO COSE DIVERSE”, RISPONDONO GLI STUDENTI

Daria Tortora, studentessa al terzo anno di Ingegneria Gestionale. Training on the Job in Europ Assistance. Mentor: Fabio Carsenzuola, CEO, Alumnus Ingegneria Informatica

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Daria Tortora

“Mi ha permesso di capire come funziona il mondo del lavoro, molto distante da quello a cui siamo abituati con l’università”, commenta Daria Tortora. Ha fatto il training presso Europ Assistance, sotto la supervisione del CEO Carsenzuola e dell’ing. Ezgi Dogan, Alumna MSc Ingegneria Gestionale.

“L’obiettivo del mio progetto è stato quello di identificare segmenti di clientela distinti, in modo da poter applicare strategie commerciali personalizzate per ciascun gruppo. A partire dai dati disponibili presenti nel database aziendale, abbiamo progettato e realizzato un modello di analisi e segmentazione della clientela con analisi RFM (che sta per Recency, Frequency e Monetary). Abbiamo quindi costruito il modello e interpretato i risultati ottenuti identificando possibili azioni da intraprendere per le diverse tipologie di clienti identificate, con un approccio innovativo che, da una parte, ci ha fornito una panoramica significativa, il più informativa e sintetica possibile, del bacino clienti, permettendo di migliorare la conoscenza della clientela dell’azienda e le loro caratteristiche. Dall’altra, una volta integrate con i risultati della segmentazione RFM, ci ha permesso di affinare e migliorare i servizi di personalizzazione da sviluppare per ogni gruppo individuato. L’esperienza ha superato di gran lunga le mie aspettative. Il team e il lavoro affidatomi mi hanno permesso di applicare in un contesto reale le conoscenze acquisite durante gli studi universitari. Le competenze teoriche non bastano se non si è in grado di applicarle: l’esperienza lavorativa è invece determinante per capire come queste tecniche debbano e possano essere applicate per dare valore e aiutare un’organizzazione. Nel mio caso in particolare ho visto applicati tutti i concetti imparati durante il corso Business Data Analytics svoltosi l’ultimo semestre. Come prima esperienza lavorativa della mia carriera, a livello personale, è stata di enorme valore. Ho avuto la possibilità di lavorare con persone super competenti e disponibili a darmi una mano o un consiglio e che mi hanno accolto con entusiasmo e interesse per il mio lavoro. Ho capito inoltre come lavorare in un ambiente motivante sia determinante per il raggiungimento dei risultati. Ho visto il mio team lavorare con passione ed entusiasmo rendendo il mio lavoro coinvolgente, stimolante e proficuo. Soprattutto con la vittoria al concorso aziendale World Care League, un concorso di idee organizzato da Europ Assistance, ho avuto la soddisfazione di vedermi riconosciuto l’impegno messo e di raggiungere risultati che hanno valore non solo per me ma per l’azienda. Ti rendi conto che con lavoro e impegno non solo puoi raggiungere i tuoi risultati ma i tuoi obiettivi sono condivisi e il tuo contributo diventa rilevante per tutti coloro che lavorano con te”.  

Riccardo Bertelli, appena laureato alla triennale di Ingegneria Gestionale. Training on the Job in Europ Assistance. Mentor: Fabio Carsenzuola, CEO, Alumnus Ingegneria Informatica

Riccardo bertelli
Riccardo Bertelli

Anche Riccardo Bertelli è stato seguito da Carsenzuola e dal suo team in Europ Assistance, in particolare dall’ing. Cecilia Perri. “In azienda mi sono subito trovato a mio agio nel team in cui sono stato inserito, il project management office. Il Training on the Job è durato da metà marzo fino a fine maggio, ho dedicato molto tempo per cercare di portare a termine il mio progetto nei tempi stabiliti per riuscire a laurearmi a Luglio 2022”, commenta Riccardo.

“Il mio progetto era diviso su 2 obiettivi: il primo verteva sull’analisi di come il team di PMO gestisce oggi il portafoglio progetti e il mio scopo era quello di cercare di introdurre un tool che potesse sostituire e migliorare la gestione odierna. Il secondo obiettivo, che è stato più un approfondimento, consisteva nel cercare di introdurre nella fase di set-up iniziale di ogni progetto un indicatore che analizzasse la soddisfazione dei clienti finali. Da questa esperienza mi aspettavo di crescere personalmente e di capire quali sono i ritmi lavorativi. E così è stato. Ho imparato molto sulle dinamiche lavorative, su quanto il mondo lavorativo sia diverso dalla nostra routine universitaria e quanto la soft skill della flessibilità sia fondamentale per affrontare i problemi di ogni giorno. Per la magistrale avevo già in mente di proseguire al Poli in gestionale, il Training mi ha fatto capire meglio quali potranno essere i rami di specializzazione da seguire. Questo grazie ad una sessione di feedback con l’intero team di PMO e successivamente anche con il CEO Carsenzuola personalmente, durante il quale mi sono state date delle dritte che spero possano tornare molto utili nella vita. Per svolgere al meglio il Training non sono stati fondamentali i singoli corsi svolti nella triennale, ma è stata molto utile la metodologia che ho portato dal POLI. Ovvero un modo di pensare e ragionare molto strutturato e critico che mi ha permesso di affrontare al meglio questa esperienza”.

Nicolò Guglielmetti, studente al terzo anno di Ingegneria Gestionale. Training on the Job in Tenova. Mentor: Roberto Pancaldi, AD, Alumnus Ingegneria Meccanica

Nicolò Guglielmetti
Nicolò Guglielmetti

Nicolò Guglielmetti è stato seguito dall’ing. Roberto Pancaldi, AD di Tenova (Alumnus Ingegneria Meccanica), dall’Ing. Enrico Malfa, R&D director (Alumnus Ingegneria Aeronutica) e dall’Ing. Marta Guzzon, seniore scientist per l’economia circolare (Alumna PhD). Nicolò si è occupato di metodologie e strumenti di valutazione degli impatti ambientali del ciclo di produzione dell’acciaio, con l’analisi di possibili scenari di evoluzione tecnologica anche dal punto di vista economico.

“Il mentoring è partito a dicembre 2021 ed è terminato nel giugno 2022”, commenta, “in modalità ibrida, parzialmente in presenza e parzialmente a distanza. Nel periodo più intenso del mentoring (da febbraio a maggio) mi sono recato in azienda una volta a settimana per circa 8 ore a cui va aggiunto il lavoro a casa quantificabile in circa un paio d’ore la settimana. L’esperienza è andata oltre le mie aspettative. Personalmente le due principali speranze erano di essere seguito da parte dell’azienda, non abbandonato a me stesso, e di trattare argomenti magari non trattati in precedenti corsi accademici così da arricchire il mio bagaglio culturale. Entrambe le speranze sono state soddisfatte: sono stato ampiamente seguito e ho acquisito conoscenze su argomenti come ETS, LCA, conteggio della CO2, produzione dell’acciaio che non avevo mai trattato in corsi accademici se non in maniera marginale. Grazie al mentoring sto pensando di proseguire con la specialistica in circular economy”.

Gabriella Caputi, studentessa al primo anno di magistrale in Management Engineering. Training on the Job in Tenova. Mentor: Roberto Pancaldi, AD, Alumnus Ingegneria Meccanica

Gabriella Caputi
Gabriella Caputi

Pancaldi e Malfa, insieme all’Alumnus Ingegneria Chimica Mattia Bissoli, R&D Specialist, hanno seguito anche Gabriella Caputi:

“Al momento sono iscritta al corso di laurea magistrale in Management Engineering al Politecnico di Milano. Come tesi per la triennale, ho scritto una relazione sul Training on the Job che ho svolto presso Tenova S.p.A. durante il secondo semestre del terzo anno. Il titolo del mio lavoro è La misurazione dell’innovazione nella crescita industriale e mi sono occupata di sviluppare un sistema di misurazione della performance per l’unità di Ricerca e Sviluppo. Ho deciso di svolgere il Training on the Job per avere un primo contatto con il mondo del lavoro e applicare ciò che ho studiato in un contesto reale. Mi aspettavo di essere trattata da studente e di dover affiancare il mio responsabile nelle proprie attività. Al contrario, mi è stato affidato un progetto nuovo in cui era mia responsabilità decidere il modo in cui procedere, secondo la mia esperienza e i miei studi, naturalmente con il supporto del mio responsabile. Ho trovato un ambiente molto accogliente e sono sempre stata trattata al pari dei colleghi, con grande rispetto verso i miei impegni e le mie necessità. Questa esperienza mi ha insegnato sicuramente come interagire con i colleghi in un contesto lavorativo e ad avere più fiducia nelle mie competenze. Penso che, in generale, un’esperienza lavorativa aiuti a vedere il proprio percorso di studi da una prospettiva diversa: ci si confronta con qualcosa che è stato appreso a livello teorico ma in una forma nuova e non sempre “perfetta” come quella raccontata sui libri. Indubbiamente questa esperienza mi ha motivata nel proseguire gli studi per riuscire a comprendere ancora meglio le varie dinamiche del mondo lavorativo e mi ha guidata nella scelta della specializzazione perché mi ha permesso di capire cosa trovo più stimolante e cosa, invece, mi interessa meno”.

IT TAKES A VILLAGE…

Ogni studente ha avuto quindi un mentore “ufficiale”, ma di fatto è stato seguito da un’intera squadra di Alumni che gli hanno mostrato i vari aspetti del lavoro. “Se ai miei tempi ci fosse stata questa possibilità l’avrei senza dubbio colta al volo”, commenta Carsenzuola: “Arriva in un momento molto azzeccato: i ragazzi hanno sufficiente maturità intellettuale, ma sono ancora in una fase di transizione, in cui devono confermare le scelte fatte fin lì oppure cambiare percorso. Il confronto con il lavoro aiuta molto in questo”.

Ma il vantaggio non è riservato solo ai trainee. Anzi, è un’opportunità anche per le aziende che li ospitano, come spiega Pancaldi: “Ho accolto l’iniziativa con favore in ottica di give-back al Politecnico di Milano, a cui devo molto. Ma, facendolo, mi sono reso conto che avere a disposizione giovani brillanti, preparati, non coinvolti nel nostro quotidiano, ci permette anche di studiare aspetti che nella routine d’azienda non riusciamo ad affrontare per mancanza di tempo”.

Un lavoro, quello di questi giovani trainee, che lascia un segno a lungo termine nelle aziende in cui “si allenano”. È il caso di Gabriella, per esempio, continua a raccontare Pancaldi: “Per valutare i risultati delle attività di ricerca e sviluppo adoperavamo un set di KPI datato e volevamo aggiornarlo. Gabriella ha fatto un lavoro di ricerca bibliografica, selezione e razionalizzazione dei KPI più usati nel mondo, poi insieme a lei abbiamo fatto la selezione di quello che è diventato per noi il nuovo set in uso. Nicolò invece si è occupato di confrontare i vari tool di valutazione dell’impatto ambientale delle nostre tecnologie. Ha confrontato 3 tool che calcolano le emissioni di CO2 aiutandoci a capire le differenze, i pro e i contro dei vari approcci. È un tema molto attuale per noi, perché siamo coinvolti nella transizione energetica e nella decarbonizzazione a tutti i livelli. Ciascuno di questi tool produce risultati differenti e quindi conoscerli a fondo è importante per prendere decisioni strategiche”.

Anche Carsenzuola concorda sull’impatto che il lavoro dei suoi trainee ha avuto, anche a lungo termine, sui processi aziendali: “abbiamo inserito Daria in un team che si occupa di customer experience, che è elemento cardine in Europ Assistance, come si può evincere anche dal nostro pay-off: You live We care. In particolare, Daria ha lavorato sugli aspetti commerciali e marketing della relazione con i nostri clienti. Ha utilizzato strumenti di carattere statistico e analitico, che sui banchi di scuola vedeva applicati a tutt’altre materie, per sviluppare uno strumento in grado di valutare la probabilità che un cliente possa decidere di interrompere la relazione con Europ Assistance, e soprattutto comprenderne le ragioni e conseguentemente definire delle concrete azioni per rafforzare la relazione, migliorando la customer experience complessiva del cliente. Il suo progetto ha anche vinto un concorso di idee, il World Care League, che teniamo internamente all’azienda ogni anno, teso a sviluppare nuove idee e finanziarne lo sviluppo. Daria si è integrata così profondamente nel team di lavoro che ha sviluppato questa idea, da essere stata selezionata come spokeperson del progetto”.

Se anche tu vuoi partecipare al Training on the Job, scrivi a alumni@polimi.it .

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Mirko Trisolini, il ricercatore che va a caccia di “polvere di stelle”

Il Politecnico di Milano è coordinatore del progetto CRADLE (Collecting Asteroid-Orbiting Samples), finanziato nel quadro del programma europeo Marie Skłodowska-Curie Fellowship (MSCA-IF). Alla testa del progetto c’è Mirko Trisolini, 33 anni, esperto di dinamica di corpi celesti, satelliti e detriti spaziali, in particolare del moto di frammenti e particelle attorno a corpi minori del nostro Sistema Solare, come asteroidi e comete. Con il progetto CRADLE, Trisolini vuole mettere a punto un metodo innovativo per l’esplorazione e la raccolta di campioni di polveri di asteroidi e comete. 

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Credits: Mirko Trisolini

A COSA CI SERVONO GLI ASTEROIDI? 

Di questi corpi celesti sappiamo ancora molto meno di quanto ci piacerebbe. Sappiamo però che sono ricchi di risorse preziose come metalli, silicati e acqua, che potrebbero sfruttate per consentire l’autosufficienza degli equipaggi durante future missioni di lunga durata, e che ci danno informazioni sulla storia della nostra galassia.

“Esplorare la composizione di questi corpi celesti ci permetterà di migliorare la conoscenza del Sistema Solare, ma anche di imparare come sfruttare le risorse dello spazio: risorse minerarie, per esempio, e altre vitali per future missioni con equipaggio, come l’acqua che potrebbe trovarsi sotto la superficie”

spiega Trisolini, che a questo scopo studia la dinamica e la composizione delle loro polveri e vuole mettere a punto un sistema efficace per la raccolta di campioni senza bisogno di far atterrare una sonda sul corpo celeste (operazione, questa dell’atterraggio, davvero molto complessa, come abbiamo imparato dalla Missione Rosetta). 

COME FUNZIONA (IN TEORIA) 

Le particelle verrebbero generate colpendo l’asteroide con un piccolo proiettile. Le particelle generate dall’esplosione vengono espulse in orbita, dove possono essere raccolte da una sonda orbitante. Cradle quindi studia il movimento della particella attorno all’asteroide per prevedere quali regioni saranno più favorevoli alla raccolta e, stimando il numero di particelle, deriva la dimensione richiesta dello strumento per la raccolta. Lo step intermedio del progetto porterà Trisolini a sviluppare modelli più precisi per la raccolta e il comportamento in orbita dei materiali estraibili dagli asteroidi, con tecniche di image processing e ricostruzione delle caratteristiche delle particelle.

“Utilizziamo modelli statistici, integrando anche le immagini dell’evento di impatto e del sito di impatto. La raccolta delle particelle in orbita si basa sulla previsione delle posizioni delle particelle dopo l’impatto; pertanto, il miglioramento della robustezza dell’analisi di impatto unito a metodi di analisi statistica è di fondamentale importanza. La raccolta in orbita significa, inoltre, capire dove posizionare il veicolo spaziale attorno all’asteroide e con quale tipo di strumento per la raccolta deve essere equipaggiato”, spiega il ricercatore. 

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Credits: https://www.compass.polimi.it/

DAL POLI SI ARRIVA OVUNQUE NEL SISTEMA SOLARE 

Mirko Trisolini lavora con il gruppo COMPASS del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano. Di lui abbiamo parlato anche nel 2021, quando ha vinto un grant “Marie Curie Individual Fellowship”: un assegno di ricerca dedicato a giovani ricercatori che si occupano di temi cruciali per la società. “Ho scelto il Politecnico come host institution”, ci spiega, “per l’esperienza e il background tecnico del gruppo di ricerca in cui sono inserito e le radicate collaborazioni, anche internazionali, a cui ha accesso”: Trisolini infatti sta lavorando in rete con l’Università di Padova e l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) allo sviluppo della tecnologia, sotto la supervisione della professoressa Camilla Colombo del Politecnico di Milano e del professore Yuichi Tsuda della Jaxa, Project Manager della missione Hayabusa 2, che ha raccolto campioni dall’asteroide Ryugu e li ha riportati sulla Terra

Credits header: Photo by Denis Degioanni on Unsplash