Il pilota automatico che ci porta nello spazio

Il Politecnico è ai vertici delle classifiche mondiali delle università anche grazie alla ricerca scientifica di frontiera che porta avanti nei suoi laboratori. I protagonisti di questo primato italiano sono i circa 3500 scienziati e ricercatori del Politecnico. Tra i temi più caldi ci sono ovviamente quelli legati alla trasformazione sistemica verso la neutralità climatica; e poi il mondo del digitale, dell’esplorazione spaziale, delle life sciences, i movimenti abbracciati dal New European Bauhaus, le nuove frontiere nello studio della materia…  In particolare i giovani ricercatori immettono nuova linfa nel sistema della ricerca e fanno crescere filoni scientifici innovativi. Il Politecnico investe in attività mirate proprio a incentivare l’arrivo di giovani scienziati di eccellenza. Tra i molti, quest’anno accogliamo dodici nuovi giovani ricercatori e ricercatrici tra i migliori della loro generazione, che arrivano al Politecnico di Milano grazie al programma Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) fellowship. Ve li presentiamo… in rigoroso ordine d’appello.

CARMINE GIORDANO lavora sulla simulazione delle dinamiche del sistema solare. “Migliaia di navicelle permeeranno il sistema solare nel giro di pochi anni. Tuttavia, non esiste un pilota automatico nello spazio e tutto necessita ancora del controllo da terra. Contemporaneamente, c’è un enorme interesse per i corpi minori, come gli asteroidi o le comete, sia per motivi di esplorazione (possono darci informazioni preziose sull’origine del sistema solare e sulla vita sulla Terra) sia per motivi economici (sono fatti di materiali rari utili nelle applicazioni terrestri). Il mio progetto nasce partendo da questi due problemi e mira a sviluppare algoritmi di guida e controllo autonomi per i CubeSat in prossimità di corpi minori, utilizzando schede di calcolo a bassa potenza e ad alte prestazioni.”

Scopri di più: tutti i ricercatori Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) del 2023 su MAP 12

Dal Poli, lotta ai tumori radioresistenti

Il Politecnico è ai vertici delle classifiche mondiali delle università anche grazie alla ricerca scientifica di frontiera che porta avanti nei suoi laboratori. I protagonisti di questo primato italiano sono i circa 3500 scienziati e ricercatori del Politecnico. Tra i temi più caldi ci sono ovviamente quelli legati alla trasformazione sistemica verso la neutralità climatica; e poi il mondo del digitale, dell’esplorazione spaziale, delle life sciences, i movimenti abbracciati dal New European Bauhaus, le nuove frontiere nello studio della materia…  In particolare i giovani ricercatori immettono nuova linfa nel sistema della ricerca e fanno crescere filoni scientifici innovativi. Il Politecnico investe in attività mirate proprio a incentivare l’arrivo di giovani scienziati di eccellenza. Tra i molti, quest’anno accogliamo dodici nuovi giovani ricercatori e ricercatrici tra i migliori della loro generazione, che arrivano al Politecnico di Milano grazie al programma Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) fellowship. Ve li presentiamo… in rigoroso ordine d’appello.

Caterina Brighi

CATERINA BRIGHI ci racconta: “I tumori cerebrali aggressivi hanno una prognosi estremamente sfavorevole. La recidiva è causata da particolari proprietà biologiche di alcune regioni cerebrali, che le rendono resistenti ai trattamenti attuali. L’ipossia tumorale (bassa ossigenazione) e la principale causa di resistenza alla radioterapia nei tumori cerebrali ed e legata alla prognosi sfavorevole del paziente. Contrastare efficacemente l’ipossia tumorale richiede la somministrazione selettiva di dosi più elevate di radiazioni limitandone al contempo la tossicità, difficile con i trattamenti radioterapici convenzionali. Con il mio progetto miro a migliorare il trattamento con radiazioni per i tumori cerebrali aggressivi combinando l’imaging quantitativo MRI/PET, per caratterizzare in modo non invasivo le regioni di ipossia tumorale, e la radioterapia con ioni carbonio, per fornire dosi più elevate di radiazioni a quelle regioni, risparmiando il tessuto sano circostante. Questa strategia fornirà una distribuzione più efficace della dose di radiazioni, offrendo l’opportunità di migliorare i risultati di sopravvivenza e la qualità della vita dei pazienti”.

Scopri di più: la collaborazione di ricerca con il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO), una delle sole sei strutture al mondo che utilizza l’adroterapia con protoni e ioni carbonio per trattare pazienti con tumori radioresistenti

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Come si rompono i tessuti del nostro corpo? Scopriamolo (per aggiustarli)

Il Politecnico è ai vertici delle classifiche mondiali delle università anche grazie alla ricerca scientifica di frontiera che porta avanti nei suoi laboratori. I protagonisti di questo primato italiano sono i circa 3500 scienziati e ricercatori del Politecnico. Tra i temi più caldi ci sono ovviamente quelli legati alla trasformazione sistemica verso la neutralità climatica; e poi il mondo del digitale, dell’esplorazione spaziale, delle life sciences, i movimenti abbracciati dal New European Bauhaus, le nuove frontiere nello studio della materia…  In particolare i giovani ricercatori immettono nuova linfa nel sistema della ricerca e fanno crescere filoni scientifici innovativi. Il Politecnico investe in attività mirate proprio a incentivare l’arrivo di giovani scienziati di eccellenza. Tra i molti, quest’anno accogliamo dodici nuovi giovani ricercatori e ricercatrici tra i migliori della loro generazione, che arrivano al Politecnico di Milano grazie al programma Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) fellowship. Ve li presentiamo… in rigoroso ordine d’appello.

ALESSANDRA BONFANTI si occupa di meccanica dei materiali soffici, con focus sui materiali biologici, sia animali che vegetali, un ambito conosciuto come Mechanobiology: si focalizza sulla risposta dei componenti biologici – dalla scala subcellulare al tessuto – a segnali meccanici per la regolazione di processi biologici – come sviluppo, fisiologia e malattie. Un esempio è quello dei tessuti epiteliali sottoposti a sforzi meccanici durante i processi fisiologici: gli alveoli si gonfiano durante la respirazione, le cellule epiteliali dei vasi sanguigni sono soggette a sforzi dovuti al flusso di sangue, l’intestino si contrae e rilassa durante la digestione. Quando questi tessuti si rompono, l’individuo sviluppa uno stato patologico. Attraverso la combinazione di avanzate strumentazioni sperimentali, come quella dell’Organ-on-Chip, e nuovi modelli micromeccanici, Bonfanti intende migliorare la comprensione di come i tessuti funzionano e di come possono rompersi, con un prevedibile impatto su cure personalizzate e sviluppo di nuovi trattamenti.

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Centro di Ricerca Gianfranco Ferré: un patrimonio italiano

“Con emozione mi ritrovo oggi a parlare agli studenti di quella che molti anni fa è stata la mia facoltà, dove sono entrato con le idee piuttosto confuse”, è il 14 marzo 1997 e siamo al Politecnico di Milano, nell’aula di Teorie e Tecniche dell’Architettura. A parlare è lo stilista Gianfranco Ferré. “In questi venticinque anni, ogni mia creazione ha almeno un briciolo – e spesso molto di più – di quanto ho imparato al Politecnico di Milano”. Nel 2007 Ferré torna al Poli, a parlare al corso di laurea in Design della Moda: “Ogni progetto d’abito prende avvio da una fase bidimensionale – quella dell’idea fermata sul foglio in forma di disegno – ma implica già in partenza il confronto con la tridimensionalità della figura umana. Questo è il presupposto perché l’abito assolva la sua funzione di oggetto d’uso, ovvero di prodotto calibrato sulla realtà del vivere”. Tra gli studenti quel giorno c’è Federica Vacca, oggi docente e ricercatrice al Poli e direttrice vicaria del Centro di Ricerca Gianfranco Ferré: “Ricordo bene quelle sue parole, – dice Vacca. – Fu la sua ultima lezione, pochi giorni prima di lasciarci”

La storia del Centro inizia nel 2021, a seguito della donazione al Politecnico, da parte della famiglia Ferré, dell’archivio e della sede della Fondazione Gianfranco Ferré di via Tortona a Milano. Lo spazio è stato progettato dall’architetto Franco Raggi, Alumnus anche lui, compagno di studi e amico di Ferré. Contiene, fra l’altro, 22.000 disegni originali, 15.000 foto di sfilate e 12.000 di pubblicità, oltre a 3500 abiti e accessori. Un patrimonio che, nelle mani del Poli, è un punto di partenza: per esempio, il Dipartimento di Design, – nello specifico, il laboratorio di Density Design, che si occupa principalmente di Big Data e di data visualization, spiega Federica Vacca, – sta lavorando alla ricostruzione della piattaforma dell’archivio. Il Dipartimento di Matematica sta invece sviluppando modelli matematici “per decodificare le forme dell’abito e dei processi che, grazie alla costruzione di teoremi, illustrino come da una geometria base si possa giungere a un volume”. Esempio di queste forme e un abito di alta moda della collezione autunno-inverno 1987 che domina la scena di una delle sale, indossato da un manichino. L’abito è stato scelto come archetipo per alcune ricerche in collaborazione con il Dipartimento di Meccanica perché, racconta Vacca, “racchiude tanti dei principi progettuali di Ferré. Un volume architettonico generato dalla composizione geometrica”. Insieme al Dipartimento di Meccanica è in corso un lavoro di virtualizzazione a partire da un processo di reverse engineering per studiare e rielaborare il capo stesso e arrivare alla creazione di un suo gemello digitale.

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Nuovo traguardo per il Politecnico nelle classifiche internazionali

Il corso di laurea magistrale in Management Engineering – Ingegneria gestionale, erogato dalla Scuola di Ingegneria Industriale e dell’informazione del Politecnico di Milano, conferma anche quest’anno la propria presenza nel Ranking “Masters in Management 2023” ottenendo un nuovo riconoscimento dal Financial Times.

Nonostante l’ingresso di 21 nuove Scuole, il programma migliora di 7 posizioni rispetto al 2022 e sale al 70esimo posto collocandosi tra i primi 9 tra quelli erogati da Università tecniche.

Tra i criteri che hanno consentito questo avanzamento ci sono il Weighted Salary, il Salary increase, il Value for money – rapporto qualità-prezzo del programma – e la International course experience – calcolata sul numero di scambi e internship, della durata di almeno un mese, tenute in location diverse da quella in cui ha sede la Scuola.

Il corso vede ogni anno circa 900 ingressi, di cui circa il 20% è rappresentato da studenti internazionali.

L’offerta didattica, erogata in lingua inglese, offre numerose possibilità di svolgere un’esperienza di scambio e mobilità internazionale: oltre al programma Erasmus, le Doppie Lauree in collaborazione con prestigiose università straniere e speciali programmi di durata variabile, da pochi giorni a scambi annuali.

Oltre 350 studenti ogni anno decidono di provare un’esperienza all’estero e altrettanti allievi sono accolti in scambio contribuendo a fare del nostro Campus un ambiente sempre più internazionale.

Progettare in modo sostenibile: il matematico che studia vento e onde

Il Politecnico è ai vertici delle classifiche mondiali delle università anche grazie alla ricerca scientifica di frontiera che porta avanti nei suoi laboratori. I protagonisti di questo primato italiano sono i circa 3500 scienziati e ricercatori del Politecnico. Tra i temi più caldi ci sono ovviamente quelli legati alla trasformazione sistemica verso la neutralità climatica; e poi il mondo del digitale, dell’esplorazione spaziale, delle life sciences, i movimenti abbracciati dal New European Bauhaus, le nuove frontiere nello studio della materia…  In particolare i giovani ricercatori immettono nuova linfa nel sistema della ricerca e fanno crescere filoni scientifici innovativi. Il Politecnico investe in attività mirate proprio a incentivare l’arrivo di giovani scienziati di eccellenza. Tra i molti, quest’anno accogliamo dodici nuovi giovani ricercatori e ricercatrici tra i migliori della loro generazione, che arrivano al Politecnico di Milano grazie al programma Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) fellowship. Ve li presentiamo… in rigoroso ordine d’appello.

EDOARDO BOCCHI si occupa di analisi delle equazioni differenziali alle derivate parziali che sorgono nella meccanica dei fluidi e nelle interazioni fluido-struttura. La sua ricerca al Politecnico di Milano, spiega, mira a migliorare la comprensione delle infrastrutture di attuale interesse globale attraverso l’analisi matematica di due problemi di interazione fluido-struttura: la stabilità dei ponti sospesi sotto l’azione del vento e l’impatto delle onde oceaniche sulle colonne d’acqua oscillanti (OWC).

GIRLS@POLIMI 2023: premiate 25 studentesse di ingegneria

Il 28 settembre, durante un evento tenutosi in Aula Magna, la Rettrice Donatella Sciuto, la Delegata per Diversità e inclusione Mara Tanelli e le aziende donatrici hanno premiato le 25 studentesse vincitrici dell’edizione 2023 di Girls@POLIMI.

Girls@POLIMI è il progetto del Politecnico di Milano nato per sostenere le ragazze che, mentre frequentano le scuole superiori, desiderano intraprendere un percorso nel campo delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e frequentare uno dei corsi di ingegneria dell’Ateneo con bassa presenza femminile.

Le studentesse premiate riceveranno borse di studio del valore di 8.000€/anno l’una, con possibilità di rinnovo per i successivi due anni di studio, e avranno la possibilità di partecipare a eventi e iniziative di comunicazione e formazione, come mentoring e monitoraggio didattico.

Le borse sono state finanziate da 12 aziende (Gruppo Autostrade per l’Italia, Energy Dome, Esselunga, Fastweb, Hitachi Energy, Intesa Sanpaolo, Leonardo, Gruppo Lutech, MEDIOBANCA, Gruppo Nestlé in Italia, Reply, SIAE MICROELETTRONICA), da una fondazione (Fondazione r.e.ACT ETS), dall’Ateneo stesso e da Alumni Politecnico di Milano.

Girls@POLIMI è una delle iniziative attraverso cui il Politecnico di Milano si impegna per favorire le pari opportunità e creare un ambiente di studio e di lavoro inclusivo e rispettoso dell’unicità di tutte e tutti.

Lotta al cancro, uno studio pionieristico del Polimi apre nuove porte

Milano, 14 settembre 2023 – Una nuova ricerca scientifica, pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Science Advances, ha studiato uno degli aspetti ancora poco compresi del cancro, la senescenza delle cellule indotta da terapia. Lo studio, frutto della collaborazione tra ricercatori del Politecnico di Milano, della Johns Hopkins University di Baltimora, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, amplia la comprensione della biologia del cancro e apre la strada per futuri progressi nelle terapie.

I trattamenti standard contro i tumori, come la chemioterapia e la radioterapia, sono ampiamente usati nella cura delle neoplasie. Tuttavia, una piccola percentuale delle cellule tumorali trattate, dette “therapy-induced senescent cells” (TIS), mostrano resistenza alle terapie convenzionali, tramite l’induzione di quiescenza del tumore e, in ultimo, alla sua recidiva. I ricercatori hanno lavorato con l’obiettivo di scoprire i meccanismi biologici dietro alla formazione delle cellule TIS. Hanno utilizzato tecniche avanzate di microscopia ottica, combinando ologrammi tridimensionali delle cellule tumorali con impulsi ultrabrevi di luce laser, dell’indicibile durata di appena un milionesimo di milionesimo di secondo, per identificare le biomolecole in base alle loro vibrazioni caratteristiche. Questi strumenti altamente tecnologi hanno permesso loro di esplorare sia gli aspetti chimici che morfologici delle cellule TIS nei tumori dell’uomo. È importante sottolineare che questo studio è stato condotto senza l’uso di tecniche invasive, garantendo la preservazione dello stato naturale delle cellule.

I risultati sono molto promettenti. Il gruppo di ricerca è stato in grado di distinguere le principali caratteristiche delle TIS nelle cellule tumorali dell’uomo, facendo così chiarezza sulla loro manifestazione precoce. Queste proprietà includono la riorganizzazione della rete mitocondriale, la sovrapproduzione di lipidi, l’appiattimento e l’ingrandimento delle cellule. Analizzando un considerevole numero di cellule i ricercatori hanno stabilito una chiara linea temporale in cui si sviluppano questi segni distintivi.

Arianna Bresci, prima autrice dello studio e dottoranda nel Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, commenta: “Questo risultato è un chiaro esempio di come tecnologie di frontiera, competenze multidisciplinari e forti collaborazioni internazionali siano cruciali per rispondere alle domande biologiche più urgenti, come i primi meccanismi di reazione delle cellule tumorali alle terapie anticancro”.

Dario Polli, professore associato del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e coordinatore dello studio, sottolinea: “Le nostre scoperte forniscono importanti intuizioni nel complesso mondo delle TIS nelle cellule tumorali umane. Presso il nostro laboratorio del Politecnico di Milano, abbiamo sviluppato un nuovo microscopio laser non invasivo che ci ha permesso di comprendere le fasi iniziali di questo fenomeno”.

Lo studio offre molti spunti per il futuro degli studi sul cancro, aprendo nuove strade per la ricerca. Il team di ricerca immagina applicazioni più ampie nello sviluppo di trattamenti personalizzati su estratti tumorali da paziente e la possibilità di perfezionare i protocolli di screening attuali per la terapia oncologica. Le scoperte fatte da questo team di ricerca ci avvicinano verso la comprensione delle complessità del cancro e offrono speranza per terapie più efficaci in futuro.

“Siamo davanti a sfide urgenti. Le soluzioni passano dalla ricerca, che merita più fiducia” 

“Nelle nostre università c’è un motore sempre acceso che sposta la conoscenza ogni giorno più in là. La ricerca ha il compito e la responsabilità di fornire gli strumenti per prendere decisioni informate”. Il ruolo della ricerca scientifica è chiaro nelle parole di Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, in questa intervista uscita il 23 settembre sul Corriere della Sera. Nella più grande università tecnica del Paese (prima italiana nei ranking globali) i nostri ricercatori si occupano ogni giorno di competitività, produzione, crescita sostenibile. Con ottimi risultati a livello europeo e globale: nel 2023, spiega Sciuto, “Sono 57 le ricercatrici e i ricercatori italiani vincitori [di finanziamenti europei per la ricerca, n.d.r.] e 32 i progetti, contro i 27 dello scorso anno, segno che università e centri di ricerca italiani sono diventati più attrattivi. Il Politecnico ospita tre progetti di eccellenza di Giulia Acconcia, Chiara Paganelli, Giuseppe Maria Paternò.  Tutti e tre interessano applicazioni nel mondo biomedicale dalla lotta ai tumori, attraverso la fluorescenza e la radioterapia, all’utilizzo dei batteri come vettori di farmaci”.  

Gasometri: al via il cantiere nel futuro campus Bovisa Goccia

È stato avviato il cantiere dei gasometri, all’interno del futuro nuovo campus Bovisa-Goccia del Politecnico di Milano, progettato dallo studio RPBW. L’evento ha avuto luogo in presenza di Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano, di Renzo Piano, Senatore a vita e alumnus del Politecnico di Milano, di Giuseppe Sala, Sindaco del Comune di Milano, di Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia, e di Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca.

Il gesto simbolico di avvio del cantiere è stata la messa a dimora di un albero, dedicato a Federico Bucci, Prorettore del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano, recentemente scomparso.

Con l’avvio dei lavori per il rifacimento dei gasometri si apre una nuova fase per Bovisa. Da quartiere operaio ad area universitaria, Bovisa si candida a una terza dimensione, quella del Distretto di Innovazione. Un intervento significativo che segna il ritorno delle fabbriche bianche, quelle che investono in innovazione, in ricerca e in startup ad alto potenziale. Un progetto che, grazie al coinvolgimento delle istituzioni, segna per Milano e per la Lombardia un passo in avanti verso l’Europa,

dichiara Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano.

I due Gasometri sono stati progettati da un team con Milan Ingegneria e Betaprogetti, coordinato dall’arch. Paolo Bodega, progettista del Polo di Lecco, secondo il concept dello studio Renzo Piano Building Workshop, che ha progettato l’ampliamento del campus Bovisa del Politecnico.

Il Gasometro 1 sarà dedicato allo sport: su tre livelli troveranno spazio una piscina, un campo multisport e un’area fitness. Il Gasometro 2 – Innovation Hub sarà invece uno spazio dedicato alla ricerca d’avanguardia, dotato di laboratori innovativi, di tutti i servizi tecnologici indispensabili per garantirne il funzionamento e di spazi destinati all’insegnamento. 

Questo progetto si colloca all’interno del più ampio contesto di rigenerazione urbana sostenibile dell’area “Bovisa-Goccia-Villapizzone”, il futuro campus “aperto, verde e permeabile” che si punta a completare entro il 2026.

Il piano, che si sviluppa su un’area complessiva di 32 ettari, prevede la costruzione di venti nuovi edifici che ospiteranno aule, start-up, un’aula magna da 1000 posti e due residenze universitarie con circa 500 posti letto; verrà preservato un bosco di 24 ettari, mentre grandi alberi creeranno una connessione verde tra gli edifici. Sono previsti inoltre percorsi pedonali alberati e una connessione ciclo-pedonale tra le stazioni ferroviarie di Bovisa e Villapizzone. 

L’obiettivo è raggiungere l’indipendenza energetica e zero emissioni di CO2.

Settembre è un po’ capodanno

“In passato, su queste pagine, abbiamo parlato di ricerca e delle tante prospettive in campo europeo. Abbiamo raccontato di POP, il programma di pari opportunità lanciato qualche anno fa. Abbiamo raccolto consensi intorno alle iniziative avviate insieme, come il volume Alumnae, dedicato alle ingegnere. Non meno importante, ci siamo guardati dritti negli occhi e ci siamo stretti la mano in diverse occasioni, come la Convention… Insomma, sono «una di casa»”, così apre la rettrice Donatella Sciuto su MAP 12, nel suo primo editoriale che scrive nel suo nuovo ruolo. “Vi confesso che, quando ho deciso di candidarmi alla guida di un’università che compie 160 anni, ho pensato a lungo a cosa avrei potuto aggiungere a un’organizzazione che è già molto ben posizionata in Italia e nel mondo, che raggiunge standard internazionali all’interno delle proprie aule e dei propri laboratori, che è un punto di riferimento per l’innovazione delle imprese e del territorio”.

Ma le donne e gli uomini politecnici sono abituati ad alzare sempre un po’ la proverbiale asticella. “Il Piano Strategico 2023-2025 è una bussola con quattro punti cardinali: persone, formazione, ricerca e responsabilità sociale. Un promemoria di cui abbiamo fissato con esattezza l’obiettivo. La nostra missione è infatti quella di puntare a una crescita sostenibile e inclusiva che valorizzi talenti e competenze. Che incida in modo significativo sul progresso sociale e culturale del Paese. Che rinsaldi la dimensione etica come punto cardine del nostro operato”.

Leggi l’editoriale completo su MAP 12 e scopri chi fa parte della squadra che guiderà il Politecnico nei prossimi anni