Mestieri del futuro: architetti e scenografi virtuali secondo Mario Taddei

Ce li racconta l’Alumnus, designer politecnico, pioniere della realtà virtuale, storico e artista

Alumnus in disegno industriale a indirizzo multimediale, Mario Taddei è uno dei primi designer al mondo ad aver preso la strada della realtà virtuale. “Nel 1998 feci la tesi su uno dei primi caschi virtuali: volevo ricostruire il Castello Sforzesco così com’era al tempo di Leonardo da Vinci, ma era ancora fantascienza, la tecnologia non era pronta. I caschi facevano venire il mal di testa e la risoluzione delle immagini era ancora deludente rispetto alle aspettative delle persone”.

Vent’anni dopo, la tecnologia ha recuperato terreno e Taddei è di nuovo uno dei primi designer al mondo a realizzare una postazione per la realtà virtuale in un museo: si trova in piazza della Scala a Milano, al museo di Leonardo 3, di cui Taddei è stato curatore e co-founder.

Mario Taddei

“Adesso i caschi sono leggeri e user-friendly. Possiamo vedere le cose in risoluzione molto alta, in fotorealismo e possiamo quindi davvero realizzare i musei virtuali in esperienza immersiva. Nelle mostre che realizza, per la prima volta, è possibile per esempio visitare la scena dell’Ultima Cena ricostruita così come doveva essere al tempo di Leonardo da Vinci: il visitatore mette il casco e improvvisamente si ritrova nel 1500, nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, può muoversi al suo interno e osservarne le parti che oggi non esistono più, come il soffitto e le pareti laterali che Leonardo aveva dipinto”.

MEGLIO CHE DAL VIVO

Taddei si occupa di ricerche storiche e divulgazione tramite realtà virtuale, a cavallo quindi tra storia e tecnologia: “Studiare e ricostruire la storia con la realtà virtuale ci permette di fare un viaggio indietro nel tempo per vedere e toccare con mano cose che oggi non esistono più”, continua, mentre racconta la sua ricostruzione della Battaglia di Anghiari e del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze, presentato in occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Su spunto del governo cinese, Taddei sta anche lavorando alla ricostruzione una sezione della Città Proibita.

“La Città Proibita, lo dice il nome stesso, è un luogo visitabile solo dall’esterno: gli interni sono chiusi ai turisti. La realtà virtuale permetterà di entrarci, ammirare l’architettura cinese antisismica dell’anno 1000 e i suoi meravigliosi incastri; non solo, con il manipolatore VR, si potranno toccare e maneggiare manufatti che oggi sono assolutamente inaccessibili. Per la prima volta, il visitatore li può prendere in mano, ruotare, portarseli davanti agli occhi, persino romperli, se vuole. L’unica cosa che batte la realtà virtuale è andarci di persona, e neanche sempre: in VR puoi interagire con l’artefatto in modi che dal vivo non sarebbero possibili”.

NUOVE PROFESSIONI PER MONDI VIRTUALI

Quello dei musei virtuali, e della realtà virtuale in generale, è un mondo in espansione e apre la strada a molte professioni completamente nuove: designer, programmatori, architetti, scenografi specializzati in VR, esperti di modellazione.

Il lavoro che sta dietro a questa tecnologia è estremamente complesso e i dispositivi non sono semplici da usare, per un utente poco esperto: ci vogliono tecnici specializzati che personalizzino ogni utilizzo. “Per ora si vede solo in qualche museo. Ma non è lontano il giorno in cui chiunque possieda un visore potrà comprare su uno store online una visita virtuale alla Città Proibita, al Louvre, agli Uffizi, alla Stazione Spaziale Internazionale, senza coda e con la possibilità di fare esperienze inimmaginabili dal vivo. Siamo molto vicini, questione di al massimo un paio d’anni”.

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L’arte virtuale è il campo di studi d’elezione di Taddei, che ha pubblicato in proposito il saggio “Leonardo da Vinci è morto!”, appena uscito su Amazon. Parla di arte digitale e NFT, un quadro divulgativo su questa tecnologia dalle potenzialità disruptive nel mondo dell’arte digitale.

“Le stesse problematiche che affrontavano sia Michelangelo che Leonardo sul concetto (assurdo e a volte paradossale) di copyright sono ancora più attuali nel mondo digitale. Il libro vuole far riflettere sul fatto che gli artisti del passato sono morti e sono a quelli contemporanei che un investitore dovrebbe guardare; e, proprio come i nostri antichi maestri utilizzavano il massimo della tecnologia a loro disposizione, anche gli artisti di oggi fanno lo stesso”.

IL CUCCHIAIO NON ESISTE… MA A NOI SERVE LO STESSO!

Taddei sarà uno dei primi a esplorare il nuovo mestiere di curatore d’arte virtuale: “I miei studi politecnici mi tornano utili ancora una volta, in particolare quelli di usability, ergonomia e propriocezione. Non posso mandare un utente qualsiasi in un ambiente a cui non è abituato. Facendo l’esempio del museo virtuale, come ti muovi tra le varie stanze? Cammini o ti teletrasporti schiacciando un pulsante? Di per sé, l’ambiente virtuale non ha bisogno di regole fisse: non servono pavimenti, luce naturale, la fisica può essere ingannata. Ma il nostro corpo, invece, ne ha bisogno, altrimenti sta male, prova nausea, vertigini, persino panico. Tutto è possibile, ma non tutto è tollerato dal sistema nervoso. Per rendere la realtà virtuale usufruibile da tutti, bisogna applicare le regole del mondo fisico a cui siamo abituati. Vale anche per la possibilità di fare viaggi, esperienze, lezioni virtuali a distanza indistinguibili dall’esperienza reale”.

Taddei realtà virtuale
DALLA PROGETTAZIONE ALL’ARTE

Taddei è anche un artista digitale: “L’opera a cui sono più affezionato ha un carattere digitale tutto suo. Non è come le altre… vive da 16 anni!”. Sponge, creata nel 2004, è una forma dinamica digitale le cui strutture geometriche si modificano su tre piani di simmetria.

“La sua forma originale risiede in una quarta dimensione (temporale) e si manifesta proprio come farebbe un oggetto tetradimensionale nel nostro spazio 3D, assumendo cioè diverse forme nel momento in cui attraversa i suoi piani di simmetria”.

Vive, insomma, nelle intenzioni dell’artista, all’interno di un software. “Ci sono affezionato perché si potrebbe considerare la più antica forma d’arte digitale vivente ad oggi, vive in un pc da 16 anni. Anche se ogni tanto salta la corrente, lei ritorna in vita da dove la avevo lasciata. Nel 2006 è stata pubblicata su diverse riviste d’arte e nel 2013 è stata esposta in diverse gallerie d’Italia sia in forma digitale sia reale, attraverso la stampa 3D. Nel 2021 è diventata un NFT ed è entrata nel museo Virtuale Neoart3”.

Le sue opere sono esposte in tutto il mondo: per esempio il museo d’arte contemporanea Yellow Box Art a Quingdao, in Cina, gli ha dedicato un’intera sezione: “Non ci sono mai stato fisicamente e questa è anche una delle tante rivoluzioni che il digitale ci insegna. Ho trasferito le mie opere digitali, immagini, modelli 3d e video via internet. Il museo le ha stampate e sistemate in un allestimento che ho curato stando comodamente seduto nel mio laboratorio in Neoart3, dall’altra parte del globo”.

“Oggi lavoro come architetto curatore di mostre e musei virtuali e collaboro con uno dei grandi galleristi di Milano, Deodato, con il quale stiamo preparando in anteprima mondiale una mostra virtuale che presenteremo ad ottobre e che collegherà arte e tecnica, passato e presente con la tecnologia odierna della realtà virtuale”.

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