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“Emozioni e ingegneria” per l’Alumna Lucia Chierchia

Ingegneria e emozioni: sembrano due mondi che non possono incontrarsi, ma non per Lucia Chierchia. Intervistata dal Sole24ore, Chierchia – Alumna in ingegneria meccanica 1999 – descrive così la passione che l’ha spinta a perseguire la carriera ingegneristica che l’ha accompagnata fin da piccola: 

“Ti emozioni di fronte a qualcosa di bello, che ti fa stare bene, che crea del valore. A volte sembra ci sia una dicotomia tra tutto il mondo dell’arte ad esempio, il mondo che è emozione pura, e l’ingegneria. Invece durante il mio percorso di studi e la mia carriera, ho provato le stesse emozioni che si provano di fronte a un’opera d’arte”. 

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Credits: Linkedin

Ne aveva parlato anche con noi, nel libro ALUMNAE – Ingegnere e Tecnologie:  

La passione, l’entusiasmo, l’intuizione che “quella è la strada per noi” è qualcosa che nasce dalla nostra storia. Io, al liceo, ho fatto studi classici già sapendo però che avrei studiato ingegneria: era il mio sogno fin da piccola. Mia mamma per questo mi chiamava Grisù, come il draghetto che sognava di fare il pompiere, perché continuavo a ripetere: «Da grande farò l’ingegnere!»”. 

Dopo la laurea al Politecnico, l’Alumna ha iniziato a lavorare nel settore aerospaziale, per poi ricoprire ruoli manageriali in Whirpool ed Electrolux. Oggi è market ambassador & open innovation ecosystems lead in Gellify, la piattaforma B2B di innovazione che investe direttamente su startup e scaleup, accompagnandole nell’ingresso del mercato. L’obiettivo è quello di metterle in contatto con aziende con la volontà di innovare, che le aiutino a validare la loro soluzione tecnologica, implementandola in contesti industriali maturi. 

Per Chierchia in particolare l’innovazione digitale necessita di creatività, una caratteristica spesso “molto forte nei profili femminili”. Le aziende infatti sarebbero sempre più alla ricerca di donne che “sono inclini a empatia e capacità relazionali che permettono loro di muoversi anche in contesti in continua evoluzione, oltre che di apprendere in fretta”. 

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Tuttavia è proprio sul lavoro (e soprattutto in Italia) che spesso le donne faticano a fare carriera nell’ambiente STEM, dove “sono ancora troppo poche”. Una situazione che purtroppo esiste anche in ambienti lavorativi giovani come quelli delle startup, sottolinea l’Alumna nell’intervista, dove si ritrova arretratezza anche in dirigenti giovani.  

Fondamentale, sostiene, è fare in modo che il cambiamento passi anche dagli uomini. Sono loro che, assieme alle donne che già lo fanno, non devono tacere. “Il problema sono sì le donne giovani ma anche gli uomini, perché se diventa una sfida solo delle donne non ce la faremo mai. Io in alcuni contesti ho visto colleghi che prendevano posizione, è quello che fa la differenza, il non stare zitti. Io non sono mai stata zitta, lo dovrebbero fare tutti.” 

Ma come incoraggiare le ragazze a seguire le proprie inclinazioni verso le STEM? 

“Le ragazze sono già innamorate delle materie STEM. È necessario ascoltare queste emozioni. Ma manca loro il supporto. I numeri sono importanti per la consapevolezza, ma il vero problema in alcuni contesti è un altro: le donne in alcuni casi non sono supportate nell’andare a fare una scelta. Se ti senti strana a fare ingegneria c’è qualcosa che non va nella tua famiglia, non in te”. 

I numeri infatti parlano chiaro: le ragazze che scelgono percorsi Stem all’università sono solo il 18% del totale, mentre al Politecnico la percentuale si alza al 23,6% per le lauree triennali e al 27,3% per le lauree magistrali (fonte: Bilancio di genere 2021). 

Ancora oggi purtroppo le professioni tecniche come l’ingegneria vengono considerate un “habitat naturale” per gli uomini e una conquista per le donne – come afferma anche la Prorettrice Sciuto nel libro Alumnae – Ingegnere e Tecnologie -. Spesso intraprendere la carriera ingegneristica richiede alle ragazze una motivazione in più a causa di pregiudizi scontati e modelli imposti dalla società conformista. 

ll sistema di supporto universitario è, in questo contesto, fondamentale: per questo il Politecnico ha creato le borse di studio Girls@Polimi, che sosterranno, per tutto il percorso triennale, ragazze che sceglieranno di studiare Ingegneria al Politecnico di Milano, frequentando i corsi con una bassa presenza femminile (Aerospaziale, Ingegneria dell’Automazione, Elettrica, Elettronica, Informatica, Meccanica e della Produzione Industriale).  

Le donne che studiano materie STEM e fondano startup sono, infatti, ancora costrette a rispondere alle domande sul come conciliare famiglia e carriera, continua nell’intervista l’Alumna. Il problema, quindi, esiste anche per quelle professioniste che decidono di investire sulle loro idee dando vita a un nuovo business. Gli esempi di Chierchia sono concreti, i motivi della presenza ancora stentata in quel mondo sono per lei due: “Il primo ostacolo è l’ambito STEM, il secondo è maschilismo del mondo degli investimenti” conclude l’ingegnera. 

La soluzione? Incentivare le ragazze a studiare e aspettare: “il cambiamento può e deve passare dalle nuove generazioni”. 

Sostenendo il progetto GIRLS @ POLIMI puoi contribuire insieme ad altri donatori a creare delle borse di studio per sostenere le ragazze che si iscrivono ai corsi di laurea in ingegneria a bassa frequentazione femminile. Dona ora.

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