arte home

Passeggiare per i corridoi del Poli e imbattersi in famose opere d’arte 

Vi sarà certamente capitato di correre da un’aula all’altra per la prossima lezione e trovarvi improvvisamente di fronte a delle opere d’arte. Le collezioni del Poli raccolgono moltissimi oggetti firmati da grandi artisti e grandi progettisti, oggetti che raccontano la storia, i valori e il DNA dell’Ateneo. Un museo a campo aperto che ha la sua porta d’ingresso, idealmente, ne cuore del Campus Leonardo, in Piazza Leonardo da Vinci 32 (ve l’abbiamo raccontata su MAP 9, Made in Polimi) e che è possibile visitare anche virtualmente su www.museovirtuale.polimi.it.  

made in polimi
Made in Polimi

Ne abbiamo parlato con il prof. Federico Bucci, delegato del rettore alle Politiche Culturali:

“Made in Polimi è il museo fisico dedicato alla memoria del Politecnico. È la “vetrina” di un sistema museale diffuso che coinvolge molti nostri spazi in tutti i campus e raccolto anche online. Il sito mette in evidenza le nostre collezioni di strumenti tecnici che hanno fatto la storia e dei lasciti degli artisti che ce ne hanno fatto dono, come il Pomodoro e il Sebaste. È una bellissima cosa quando riceviamo un dono da un artista o da una collezione privata, come è successo anche nel caso di Ettore e Andromaca del De Chirico, recentemente donato da un generoso anonimo e installato in Biblioteca Centrale Leonardo”.

Di Ettore e Andromaca abbiamo parlato su MAP 10. A Bucci chiediamo quale sia il valore di queste donazioni: “Un’opera che arriva da una collezione privata viene resa disponibile a tutti, e in particolare ne possono godere i nostri studenti, che le passano accanto ogni giorno. Gli studenti sono così immersi in un clima culturale di altissimo valore, ne ricevono stimolo e motivazione, lo assorbono”.  

arte De Chirico

Il Museo Virtuale, come quello fisico diffuso per gli spazi politecnici, è un work in progress, mai finito, sempre in evoluzione. “Non solo arrivano opere nuove, ma ci sono molti oggetti di grande valore ancora custoditi e protetti negli armadi, che devono essere valorizzati e esposti in modo coerente, raccontando la storia dei pionieri che ci hanno preceduto, offrendo una cornice narrativa alle rappresentazioni del DNA politecnico ad opera dei grandi artisti che ce le hanno donate nel corso dei decenni. Da storico dell’arte, credo molto in questo progetto, che non è mera conservazione: è un invito a tradurre la memoria in prospettiva, come facevano anche i nostri padri, come Brioschi e Colombo, che lavoravano sulla storia per progettare futuro. Affidare un oggetto di valore alle nuove generazioni è un invito a creare qualcosa di nuovo”, conclude Bucci. 

TRE LINK DA CUI PARTIRE: LA CRC 102A, IL MUSEO DI CORROSIONE INTITOLATO A PEDEFERRI E LA COLLEZIONE GIÒ POMODORO 

Sul Museo Virtuale potete navigare tra centinaia di opere e oggetti d’epoca. Oggi vi invitiamo a visitare tre di queste sale virtuali (perché tutte, qui, non ci stanno; ma le trovate online). 

La mitica CRC 102A, il calcolatore a valvole prodotto dalla Computer Research Corporation. Fu il nucleo attorno al quale si sviluppò la Scuola di Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano, sia nell’ambito della ricerca che in quello della didattica, venne messo a disposizione del territorio e delle industrie partner, e rimase in funzione fino al 1963.

Mi piace immaginare un giovane Dadda, appena venticinquenne, appena tornato dagli Stati Uniti, sbarcare dalla nave con una grossa cassa contenente il primo calcolatore d’Europa”, commenta Bucci.  

Il Museo di Corrosione, collezione Intitolata al prof. Pietro Pedeferri, Alumnus Ingegneria Chimica 1963, Ordinario dal 1983 prima di “Elettrochimica” e poi di “Corrosione e protezione dei materiali” e in seguito Direttore di Dipartimento di Chimica dei Materiali. Consiste in una raccolta di circa 140 casi-studio che testimoniano il comportamento dei metalli sottoposti a diversi tipi di corrosione.  

arte pedeferri
Credits: Museo virtuale

La collezione Giò Pomodoro, composta da 19 sculture e due dipinti. Le opere, affidate all’Ateneo dall’Archivio Gio’ Pomodoro, sono esposte in una mostra permanente tra gli edifici e i dipartimenti del Campus Bovisa. Per questo progetto artistico, che ha per titolo La dimensione esterna della scultura, nel 2018 presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, il Politecnico di Milano ha ricevuto il premio Mecenati del XXI Secolo, “per aver trasformato il campus in un museo a cielo aperto con mostre permanenti e temporanee” 

arte giò pomodoro
Credits: Marco Introini
De Chirico home

C’è un De Chirico in biblioteca

Oltrepassati i tornelli automatici della Biblioteca del Campus Leonardo e proseguendo dritto, poco prima delle porte a vetro che separano l’ingresso dallo studio intenso, la coda dell’occhio destro può registrare una visione: c’è lì sulla parete un oblò, lanciando lo sguardo oltre questo si può avvistare un quadro.

È appeso al di là del muro, in una piccola camera dedicata. Custodito all’interno di una teca di vetro c’è “Ettore e Andromaca”, un olio su tela di 82×56 cm. Sulla tela, in basso a destra c’è la firma: Giorgio De Chirico, 1917. «Ogni tanto qualche studente ci chiede se è vero», dicono alla reception della biblioteca. E la risposta è affermativa, è un De Chirico originale.

De Chirico

Federico Bucci, Delegato del rettore alle Politiche Culturali e prorettore del Polo di Mantova del Politecnico di Milano, ne spiega la provenienza:

«L’opera arriva da un donatore che ha chiesto di rimanere anonimo. Ha voluto privarsene ad una condizione: che il dipinto fosse espressamente usufruito dagli studenti. Così abbiamo deciso di posizionarlo in un uno dei luoghi di passaggio del Campus, e in un luogo di passaggio del pensiero. L’abbiamo inserito in uno spazio particolare, c’è l’oblò che incuriosisce, si accede allo spazio e c’è una panca su cui sedere per godere appieno dell’opera. Volevamo che davanti a questo quadro si provasse la stessa tranquillità, e ci si ritrovasse nella stessa situazione, di quando si è seduti in biblioteca davanti ad un libro, ad approfondire la materia».

Il quadro raffigura i versi dell’Iliade in cui Andromaca supplica Ettore di non uscire dalle mura di Troia per affrontare in battaglia Achille. Scrive in quei versi Omero: Strignendolo, e per nome in dolce suono Chiamandolo, proruppe: Oh troppo ardito! Il tuo valor ti perderà: nessuna Pietà del figlio nè di me tu senti […] Ch’altro mi resta che perpetuo pianto?.

De Chirico

A pochi passi da questa immagine, nella Sala Guernica c’è la riproduzione del Guernica di Picasso, realizzata nel 1973 dal Movimento Studentesco. Bucci rievoca quel periodo:

«Erano anni in cui l’impegno ideologico degli studenti li portava a replicare un’opera, ancora attuale, contro la guerra. Riprodurre quell’opera di Picasso avevo un preciso significato: qui si studia, si lavora su un dato tema ma poi si alza lo sguardo e si riflette sul futuro della società, su una meta di pace. Aver posizionato questo De Chirico oggi  ha la stessa valenza».

Federico bucci
Federico Bucci

Poi si addentra nella descrizione della scena, «è un quadro di ambientazione architettonica, a partire dalla prospettiva centrale del pavimento, che presenta lo stesso cromatismo dei due manichini. I personaggi sono due oggetti sartoriali, che non possono abbracciarsi, a indicarci così che l’uomo contemporaneo ha bisogno di cuore, spirito, umanità. E ci ricorda che mentre sono qui e studio analisi matematica o scienze delle costruzioni, mentre progetto il futuro – perché è questo ciò che facciamo noi al Poli, gettiamo avanti delle cose per il futuro – ecco, sono richiamato all’umanità. È un modo per riflettere che, certo, diventerai architetto, ingegnere, designer, magari ambisci a essere un Nobel della chimica, ma l’importante è rimanere se stessi. Mettere dunque un artista qui corrisponde all’aver affisso un messaggio di avanguardia, per comunicare che sì, abbiamo la professione, ma non dimentichiamoci che siamo persone».

 «UN’OPERA D’ARTE IN BIBLIOTECA CI RICORDA CHE MENTRE STUDIAMO PER PROGETTARE FUTURI SIAMO CHIAMATI ALL’UMANITÀ»

Andrea, studente di Ingegneria Elettronica, si ferma davanti al dipinto e commenta: «Trovarsi in un luogo di conoscenza, circondato da icone, mi stimola a studiare. È come sentirsi in un museo ma in qualche modo aperto solo per te». Gianluca, studente di Ingegneria Meccanica aggiunge: «Avere un’opera d’arte come questa dà personalità alla biblioteca. I personaggi sembrano possibili studi di aerodinamica applicati all’uomo». Beatrice, studentessa di Ingegneria Gestionale, che ha scelto fra i corsi  opzionali quello di Storia dell’arte contemporanea, dice: «In un ambiente di menti tecniche vedo l’arte come una forma di libertà, una ricchezza in più, una nota che ci suggerisce che qui possiamo usare l’immaginazione. Il fatto poi che il dipinto sia quasi da scoprire dietro questo oblò racconta il senso del ricercare le cose e mi fa pensare che il Poli è un luogo legato anche all’arte».

Guernica
Credits: Polimi

Nel catalogo della Biblioteca Campus Leonardo ci sono alcuni titoli dedicati proprio a De Chirico, come il libro dello storico dell’arte Vincenzo Trione, “Giorgio De Chirico. Le città del silenzio: architettura, memoria, profezia” (Skira editore). Uno studente ha lasciato il segno sottolineando a matita alcuni passaggi: “ciò che lo interessa non è la solida realtà, ma la teatralità dello spazio. Compie riprese e abbandoni, in un gioco tra omaggi letterali e camuffamenti. Si basa sempre su cifre vere, che in seguito modifica, fino a renderle quasi irriconoscibile, echi di un mondo aurorale”.

Pensando agli studenti, Federico Bucci osserva che «negli anni ’20 del ‘900 uno studente del Politecnico conosceva la pittura metafisica, probabilmente si era ritrovato a sua volta davanti a questo quadro. È importante che ci siano un recupero e uno scambio tra le giovani generazioni di allora e quelle contemporanee. In biblioteca abbiamo affisso anche dei disegni d’archivio, realizzati dagli studenti fra l’800 e il ‘900, proprio perché stiamo pensando ad una raccolta d’arte che sia in grado di interagire con le nostre memorie».

Intanto una ragazza, subito dopo essere passata dai tornelli d’ingresso della biblioteca, rallenta il passo. Prima di accedere all’aula studio, per un attimo, si affaccia incuriosita all’oblò.