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Uno studente di 50 anni fa: tra gare d’aeroplanini e disastri al tecnigrafo

Uno dei più autorevoli esperti di progettazione di sistemi e circuiti integrati e pioniere del computing a livello internazionale nasce al Politecnico di Milano. La sua carriera parte con un trauma al tavolo da disegno. Alberto Sangiovanni-Vincentelli, Alumnus ingegneria elettronica 1971, compie quest’anno 50 anni di laurea e ci racconta come tutto è iniziato…

“Credo di essere l’unica persona che si è laureata con lode ad avere due riprovati: Disegno 1 e Disegno 2.”

Ero un vero disastro, ero arrivato al punto che le tavole che ci davano da fare a casa le facevo con l’aiuto di mia madre. Lei era un’artista e la ricordo, oggi con allegria (all’epoca ero disperato), aiutarmi con il disegno di uno stabilimento in prospettiva, mentre io mi dicevo “non ce la farò mai!”. Avevo quasi ragione. Al primo esame di Disegno 1, l’assistente venne vicino a me e guardando il mio lavoro mi disse, sconsolato: “Sangiovanni, ma tu cosa ci fai al Politecnico? Non riesci neanche in disegno”.

All’esame di Disegno 1, dovevamo disegnare un trampolino in prospettiva al tecnigrafo, ma 5 minuti prima di consegnare mi accorsi che il foglio era finito… e completai il disegno sul banco. Quella volta fui uno dei 5 bocciati sui 2000 iscritti all’esame.

All’esame di Disegno 2, invece, ti davano un pezzo meccanico, estratto a sorte, da disegnare. Il mio era una coppa dell’olio. Faccio il disegno, andava anche abbastanza bene… avevo quasi finito… poi prendo il pezzo e lo metto a testa in giù per guardarlo. Ma indovinate cosa c’era nella coppa dell’olio? Olio, ovviamente. Una goccia d’olio nero colata sul mio foglio. Bocciato di nuovo. Il professor Zucchelli, ordinario di disegno, gran persona, si prese a cuore il mio caso e a settembre mi fece lezioni private di disegno nel suo ufficio. Alla fine, riuscii a prendere un bel 28, dopodiché non ne volli più sapere niente per tutta la vita. Da allora, mi sono costruito una carriera in modo tale che la parte grafica dei progetti fosse tutta fatta al calcolatore!

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Credits: galileo.eu

Ai miei tempi avevamo dei professori che erano maestri del pensiero. Uno che ricordo è Giuseppe Grandori, che faceva Scienza delle Costruzioni, che non ci azzeccava molto con il mio corso di studi, ma lo seguii con grande impegno perché le sue lezioni erano splendide sia per contenuto tecnico sia per le implicazioni in grande della ingegneria. Precorrendo i tempi di 50 anni, già all’epoca parlava del valore etico delle decisioni che prendi in ingegneria, qualsiasi decisione che prendi ha un impatto sulla vita delle persone.

Oggi, questo è diventato un tema di grande attualità in tutto il mondo. E poi Mario Silvestri, ordinario di Fisica Tecnica. Lo ammiravo moltissimo perché, oltre a essere un ottimo fisico chimico, era anche uno storico di chiara fama, considerato come il miglior esperto della Prima guerra mondiale. La mia carriera ha radici anche in queste lezioni di cultura e di etica che solo al Poli si potevano avere, per non parlare delle lezioni di Francesco Carassa che forse sono state quelle che mi hanno spinto a cercare delle valenze industriali nella mia propensione alla teoria.

Ricordo con affetto il Dipartimento. Il professore con cui feci la tesi si chiamava Vito Amoia: fu lui a determinare, in un certo senso, quello che avrei fatto “da grande”. Amoia aveva notato che il mio compagno Santomauro, che divenne uno dei miei migliori amici, ed io eravamo interessati alla carriera universitaria, e quindi ci chiese di tenere le esercitazioni del suo corso su Teoria delle Reti.

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Il prof. Alberto Sangiovanni-Vincentelli e il prof. Mauro Santomauro, il giorno della laurea

È così che ci ritrovammo a fare gli assistenti al quarto anno e io mi resi conto che mi piaceva molto insegnare, ma non mi pareva essere bravo a farlo, anzi pensavo di essere proprio un cane. In un certo senso, questa esperienza mi insegnò che in tutto ci si deve impegnare e ci si deve sacrificare fino a raggiungere un livello soddisfacente.

Infatti, dopo aver insegnato dal 1976 a Berkeley, feci riprendere in video le mie lezioni e studiai il modo di rendere la mia esposizione più fluida ed interessante. Come risultato, nel 1981 vinsi il “Distinguished Teaching Award” alla University of California, Berkeley, il più prestigioso tra i premi per l’insegnamento nella mia Università.

Ma la cosa che ricordo con maggior orgoglio è la vittoria in una competizione molto meno formale: il lancio degli aeroplanini di carta, dall’ultimo piano della Nave, competizione che si svolgeva prima delle esercitazioni del pomeriggio al biennio.

Anche tu festeggi il tuo anniversario di laurea nel 2021? Allora lascia una tua foto e una tua testimonianza sul nostro wall.