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GIFT, il progetto Polisocial dello “sport per tutti”

Fare in modo che lo sport diventi davvero per tutti e uno strumento di inclusione sociale per i bambini con disabilità motorie: è questo l’obiettivo perseguito dai ricercatori del progetto GIFT – EnGIneering For sporT for all, che recentemente hanno presentato i risultati del loro lavoro degli ultimi 18 mesi.

GIFT ha concentrato la sua attività su 19 bambini emiplegici frequentanti la scuola primaria. Il progetto ha seguito due strade: la ricerca tecnologica, che ha sviluppato ortesi (dispositivi medici utilizzati in ortopedia o traumatologia nel trattamento di alcune patologie) innovative che, correggendo il deficit funzionale dei bambini emiplegici, hanno consentito loro di avvicinarsi alla pratica sportiva cercando di coprire la maggior parte delle disabilità motorie e cognitive; la ricerca sociale, che ha poi coinvolto le famiglie, gli insegnanti e le associazioni sportive affinché davvero questi bambini potessero fare attività sportiva, riducendo la distanza che oggi esiste tra chi chiamiamo normodotato e disabile.

Il progetto è stato un successo: il prossimo passo sarà quello di generare un impatto concreto, che vada oltre i 19 bambini emiplegici dei diversi istituti scolastici lombardi che sono stati coinvolti nella sperimentazione di ortesi innovative.  

progetto GIFT
Credits: www.som.polimi.it

UN PROGETTO POLISOCIAL

Il Politecnico di Milano ha messo a disposizione 570.000 € – raccolti tramite i fondi del 5 per mille – per finanziare progetti riguardanti il tema “Sport e Inclusione Sociale” con l’obiettivo di contribuire concretamente al miglioramento della qualità di vita dei cittadini, combinando ricerca scientifica e impegno sociale. Tra questi anche il progetto GIFT, che ha ricevuto parte dei fondi (90.000€) qualificandosi tra i vincitori del Polisocial Award 2019.

“GIFT – ha dichiarato la professoressa Manuela Galli del Dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria del Politecnico e responsabile scientifico del progetto – vuole essere un regalo per tutti i bambini con limitazioni funzionali. Le ortesi che si utilizzano hanno indicazioni relative alla contenzione dell’arto inferiore con supporto alla deambulazione: quando viene usata in una situazione diversa dal cammino, come ad esempio la corsa, si esce dalla prescrizione d’uso”.

Il progetto di ricerca è stato sviluppato dal Laboratorio Interdipartimentale E4Sport del Politecnico di Milano e ha visto il coinvolgimento di partner quali l’Associazione La Nostra Famiglia – IRCCS “Eugenio Medea”, l’Università Cattolica di Milano, ITOP, BTS, Math&Sport, Edumoto, Yuki Onlus e diverse associazioni sportive.

GIFT team
Credits: www.som.polimi.it

 “Comprendere come lo sport e l’attività sportiva generino valore per la società e per il sistema economico-produttivo è oggi una priorità per promuovere un cambio di prospettiva, riconoscendo che lo sport e l’attività sportiva non sono soltanto ‘divertimento’, ma sono un investimento importante – e da tutelare – per il benessere della società e la sua competitività” spiega Emanuele Lettieri, professore ordinario di Accounting, Finance & Control e project manager del progetto GIFT.

Credits header: Photo by Anna Earl on Unsplash

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I progetti finanziati dal 5 per mille: BAMBI

Ogni anno migliaia di donatori, soprattutto Alumni, scelgono di devolvere al Politecnico di Milano il loro 5 per mille. Queste donazioni immettono nuove energie nella ricerca e in particolare servono a finanziare progetti ad alto impatto sociale e a promuovere giovani ricercatori.

Tra questi progetti c’è anche BAMBI – Balloon Against Maternal BleedIng, un kit che contrasti l’emorragia post-parto (PPH), rendendo il dispositivo più economico e pratico di quelli attualmente utilizzati.

LA NASCITA DEL PROGETTO

L’emorragia post-partum (EEP) è un’emergenza ostetrica globale: è la principale causa di mortalità materna al mondo. Dei circa 140.000 decessi per EPP annuali, il 99% avviene nei paesi in via di sviluppo, con costi sociali devastanti per comunità già fragili a causa di condizioni economiche precarie e rese ancor più vulnerabili dalla pandemia di SARS-CoV-2.

In tali paesi, a maggioranza rurale, i parti avvengono per lo più in ambito domestico, senza la presenza di un medico, ed è spesso difficile (se non impossibile) raggiungere in tempo un ospedale in caso di EPP. Mentre lo standard di riferimento per la gestione della EPP nei paesi industrializzati è il dispositivo Bakri®, a causa del suo elevatissimo costo non si presta ad applicazioni su larga scala nei paesi sopracitati.

bambi
Credits: Polisocial
BAMBI: COSA PREVEDE IL PROGETTO?

Obiettivo principale del progetto BAMBI è progettare un nuovo dispositivo destinato ai paesi in via di sviluppo, che sia in grado di eseguire una corretta ed efficace gestione della EPP e che abbia un costo inferiore ai 5 dollari per unità. Per questa ragione l’idea è stata depositata come brevetto sociale.

Il ricercatore Francesco De Gaetano spiega qual è attualmente la modalità applicata nei paesi in via di sviluppo: «Un copri-sonda viene legato con un filo a tubo connesso con una sacca piena di soluzione fisiologica. Il copri-sonda viene quindi inserito in utero dove, gonfiandosi a causa del riempimento con la suddetta soluzione, comprime la parete uterina fermando così il sanguinamento.

L’idea di questo dispositivo di emergenza è di per sé valida, il problema risiede nei materiali utilizzati, nelle modalità di assemblaggio dei vari componenti e nella mancanza di sterilità di tutta l’operazione. Questo dispositivo dovrebbe rimanere all’interno dell’utero fino a 24/48 ore dal suo inserimento; durante questo periodo, a causa dell’artigianalità della connessione tra i diversi componenti, possono verificarsi trafilamenti di fluido, che comportano una riduzione del volume e il mancato raggiungimento dell’obiettivo di arresto dell’emorragia.

Credits Alex Pasarelu on Unsplash

Nei casi più gravi di EEP si può giungere a perdite di mezzo litro di sangue al minuto arrivando, nel giro di pochi minuti, alla morte della paziente. Per questa ragione il dispositivo non dovrebbe essere soggetto a trafilamenti che ne riducano l’efficacia di tamponamento dell’emorragia. Il nuovo dispositivo che stiamo progettando è focalizzato alla risoluzione di questi problemi tecnici per garantire la sicurezza del trattamento durante tutta l’applicazione, nonché ad un suo impiego semplice e sicuro».

Il dispositivo oggetto del progetto BAMBI, oltre ad agire velocemente, deve quindi essere facile e intuitivo da utilizzare in condizioni non ideali.

«Puntiamo ad arrivare a fine 2021 con il design del dispositivo funzionante, così da avviare l’iter di validazione e di conseguenza la sperimentazione sul campo a inizio 2022».

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I progetti finanziati dal 5 per mille: HANDS

La ricerca promuove innovazione nei programmi di “slum upgrading” attraverso la sperimentazione multidisciplinare di azioni a lungo periodo rivolte a mitigare la vulnerabilità igienico sanitaria strutturale degli abitanti del quartiere di Chamanculo a Maputo, coniugando progetti igienico sanitari e ambientali in forma olistica e sistemica.

La recente pandemia ha evidenziato la vulnerabilità della popolazione che vive a Chamanculo, che tuttavia era preesistente a causa della mancanza di servizi sanitari, così come ha fatto emergere l’inadeguatezza della gestione dei rifiuti, il limitato approvvigionamento d’acqua sicura, sia negli ambiti privati che pubblici, e l’impossibilità di garantire un’adeguata igiene personale.

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Credits: Polisocial
HANDS: COSA PREVEDE IL PROGETTO?

HANDS si propone di attivare un “Laboratorio Sociale” dedicato alla produzione di Polichina, il liquido igienizzante Made in Politecnico; e di promuovere una migliore gestione dei rifiuti e un modello di produzione energetica appropriato sia alla scala urbana che domestica, trasferendo infine competenze tecnologiche a stakeholder locali.

«Immaginiamo un sistema automatizzato poco più grande di una macchinetta da caffè», spiega l’Alumnus e ricercatore Mattia Sponchioni, «a questo colleghiamo quattro serbatoi diversi contenenti gli elementi per produrre la Polichina: acqua, etanolo, acqua ossigenata e glicerolo. Si imposta una precisa quantità e il sistema la produce. Ambiamo ad arrivare ad un prototipo da installare in alcuni punti nevralgici di Chamanculo: una scuola, una piazza, un mercato». Delle vere e proprie stazioni di rifornimento quindi, da integrare con un sistema di gestione intelligente dei rifiuti generatisi in seguito all’emergenza sanitaria: dalle mascherine ai dispenser di Polichina.

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Credits Nguyen Dang Hoang Nhu on Unsplash

Nel “Laboratorio Sociale” si sperimenteranno inoltre nuovi metodi di produzione di energia elettrica per l’alimentazione dei distributori di Polichina e per l’approvvigionamento locale delle materie prime da fonti rinnovabili in situ.

In questa particolare situazione, l’uso di Polichina ha un impatto positivo anche in termini di risparmio di acqua.

«Riduciamo il consumo dalla scala dei litri a quella dei millilitri», commenta Sponchioni, «nel lavaggio delle mani si consumano litri di acqua potabile, con la Polichina basta una nebulizzazione di pochi millilitri, andando a risparmiare oltre il 95% di acqua che, soprattutto nei luoghi più degradati e dove c’è il pericolo di altre patologie come la tubercolosi, scarseggia».

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I progetti finanziati dal 5 per mille: MakingMEV

Ogni anno migliaia di donatori, soprattutto Alumni, scelgono di devolvere al Politecnico di Milano il loro 5 per mille. Queste donazioni immettono nuove energie nella ricerca e in particolare servono a finanziare progetti ad alto impatto sociale e a promuovere giovani ricercatori.

Tra questi progetti c’è anche MakingMEV (Multiple Emergency Ventilator), una completa rivisitazione del supporto emergenziale alla ventilazione respiratoria: un ventilatore in grado di supportare la respirazione di 10 pazienti contemporaneamente, intrinsecamente sicuro e personalizzato per ciascun paziente, in grado di prevenire il danno da ventilatore meccanico.

IL PROGETTO SPIEGATO DALL’ALUMNUS E RICERCATORE BENIAMINO FIORE

MakingMEV ha l’obiettivo di realizzare il primo prototipo completamente funzionale del ventilatore, validarne la funzionalità in laboratorio e analizzarne la realistica potenzialità di trasferimento alla clinica.

«L’iter per portare una nuova tecnologia in clinica passa attraverso una procedura ben codificata di approvazione da parte degli organismi regolatori», spiega l’Alumnus, e ricercatore del Politecnico di Milano, Beniamino Fiore. «Nell’arco dei prossimi 18 mesi ci prefiggiamo di compiere il primo di questi passi, ovvero la validazione del prototipo in laboratorio, che si eseguirà sia qui al Politecnico, sia presso il Policlinico di Milano, utilizzando dei simulatori per replicare la risposta biomeccanica respiratoria dei pazienti trattati».

makingmev
Photo by Adhy Savala on Unsplash

MakingMEV nasce in un contesto multidisciplinare: «Nel progetto – spiega Fiore – lavorano ricercatori di tre Dipartimenti del Politecnico che mettono a disposizione competenze sinergiche di bioingegneria, ingegneria meccanica, automazione e ingegneria gestionale. Il team è completato dal personale del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Maggiore Policlinico, che dà al progetto il suo contributo di ricerca a titolo del tutto volontario».

Il progetto (di cui abbiamo parlato nel numero 8 e numero 9 del MAP) ha già riscosso l’interesse di diverse Istituzioni di utilità sociale e di Enti attivi nella promozione di progetti ad alta sostenibilità.

«L’idea è nata durante l’onda pandemica italiana di inizio 2020. Tuttavia, in un panorama di più ampio respiro, si prevede un beneficio per situazioni emergenziali in generale, e per i sistemi sanitari meno organizzati di Paesi in via di sviluppo», e aggiunge «MakingMEV è stata la nostra risposta all’emergenza, il nostro modo di dire: “facciamo qualcosa di concreto!“».

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