stonehenge

Uno studio del Politecnico svela uno dei misteri di Stonehenge

Stonehenge continua ad attirare l’attenzione di studiosi e ricercatori a più di quattro millenni dalla sua costruzione. Il Professor Giulio Magli del Politecnico di Milano e il Professor Juan Antonio Belmonte dell’Instituto de Astrofísica de Canarias e Universidad de La Laguna di Tenerife hanno pubblicato su Antiquity, autorevole rivista di Archeologia, uno studio innovativo che aiuta a spiegare la funzione originaria del monumento: la teoria per la quale la funzione di Stonehenge sarebbe stata quella di calendario solare è errata. La sua conformazione mostrerebbe invece un interesse simbolico dei costruttori per il ciclo solare e sarebbe legata alla connessione tra vita ultraterrena e solstizio d’inverno, presente nelle società neolitiche.

L’archeoastronomia, che spesso utilizza le immagini satellitari per studiare l’orientamento di siti archeologici, ha un ruolo chiave in questa interpretazione, poiché Stonehenge mostra un allineamento astronomico rispetto al sole in connessione sia all’alba del solstizio d’estate, che al tramonto del solstizio d’inverno.

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Credits: Robert Anderson on Unsplash

Nell’articolo, Magli e Belmonte confutano la teoria secondo cui il monumento sarebbe stato utilizzato come un gigantesco calendario basato su 365 giorni all’anno, suddivisi in 12 mesi, con l’inserimento di un anno bisestile ogni quattro, un calendario identico a quello Alessandrino, introdotto più di due millenni dopo, alla fine del I secolo a.C., come combinazione del Calendario Giuliano e del Calendario Egizio. Gli autori mostrano che questa teoria si basa su una serie di interpretazioni forzate delle connessioni astronomiche del monumento, oltre che su discutibili numerologie e analogie non supportate.

Magli e Belmonte analizzano in primo luogo l’elemento astronomico: mostrano che il lento movimento del sole all’orizzonte nei giorni prossimi ai solstizi rende impossibile controllare il corretto funzionamento del presunto calendario, poiché il dispositivo, composto da enormi pietre, dovrebbe essere in grado di distinguere posizioni molto precise, meno di 1/10 di grado.

In secondo luogo, la numerologia. Attribuire significati ai “numeri” in un monumento è una procedura sempre rischiosa: per esempio, in questo caso, un “numero chiave” del presunto calendario, 12, non è riconoscibile in nessun elemento di Stonehenge.

Infine, i modelli culturali. Una prima elaborazione del calendario di 365 giorni più 1 è documentata in Egitto solo due millenni dopo Stonehenge (ed è entrata in uso secoli dopo). Un trasferimento e un’elaborazione di nozioni con l’Egitto avvenuto intorno al 2600 a.C. non ha basi archeologiche.

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