Andrea Algeri

Formula 1: “una rivoluzione totale, si parte da un foglio bianco”

Brembo serve i team che si giocano il mondiale in Formula 1. Una sfida dopo l’altra a ritmo serratissimo, come racconta, su Gazzetta Motori, Andrea Algeri, responsabile F1 di Brembo e Alumnus Politecnico in Ingegneria Meccanica.

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Sono 10 i team di Formula 1 equipaggiati con sistemi frenanti e frizioni Brembo: “Nel mondo racing è ancora la sostanza a fare da padrona”, commenta Algeri. “Una storia iniziata quasi 50 anni fa, nel 1975, dai primi freni in ghisa”, storia che oggi è più che una sfida: è una rivoluzione totale, come l’ingegnere definisce il nuovo cambio di regolamento. Che non è il certamente il primo. Rivoluzioni che hanno ripercussioni a cascata sulla vita di tutti, perché il motorsport è il più grande campo di sperimentazione dell’automotive, un laboratorio collettivo e un luogo dove serve, oltre alla competenza, anche un esercizio di fantasia, di visione:

“Siamo leggermente più avanti di quanto possiate pensare. Cerchiamo di immaginare il futuro e come sarà. Adesso è l’elettrico, il recupero di energia è al centro dell’attenzione dei nostri tecnici e progettisti”.

L’immaginazione accomuna tutti gli Alumni che lavorano in Formula 1: come Lucia Conconi, Alumna Ingegneria Aerospaziale e Head of Vehicle Performance in Alfa Romeo F1 Team ORLEN, che alla redazione Alumni ha raccontato la doppia anima, quella in laboratorio e quella in pista, di ogni team F1; o Alberto Taraborrelli, Trackside Control Systems Engineer in Alpine F1 Team, che ci ha raccontato i giorni a ridosso dell’inizio del mondiale: “sono tra i più duri e difficili dell’anno, specialmente perché le macchine sono così diverse e quindi così sconosciute”. Taraborrelli ha sempre sognato di lavorare in Formula 1. Si è laureato in Ingegneria Meccanica a indirizzo meccatronica e robotica e, del Poli, il ricordo più bello è quello del Dynamis PRC, team di Formula Student del Politecnico di Milano.

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4 Alumni che lavorano in Formula 1

È iniziato il mondiale di Formula 1 e per tanti Alumni sono giorni molto intensi. Per i tifosi, naturalmente, per gli appassionati, ma ancora di più per quelli che ci lavorano. Abbiamo parlato con alcuni di loro e concordano su questo: uno degli aspetti più interessanti del lavoro in Formula 1 è il continuo rinnovarsi dei regolamenti e delle tecnologie.

“Creano sempre condizioni nuove, da analizzare e a cui adattarsi al meglio”, commenta Lucia Conconi. Secondo Francesca Gnani, per un progettista può essere uno dei massimi raggiungimenti professionali: “perché ti permette di azzardare e testare nel giro di pochissimo tempo idee nuove”. Per Alberto Taraborrelli, “la vita di un ingegnere è plasmata nel profondo dalla necessità di risolvere problemi e quando la maggior parte di essi viene risolta c’è il rischio di annoiarsi!”. “Io non ho la fortuna di vivere di persona l’atmosfera delle gare”, aggiunge Filippo Giussani, “ma essere sul divano di casa con amici o colleghi e sperare che il tuo lavoro abbia dato i suoi frutti ti tiene con il fiato sospeso: dopo un cambiamento radicale di regolamento, eravamo tutti ansiosi di vedere la macchina in gara”.

Sono stati giorni di grande attesa per tutti, in cui ci si aspetta di vedere i risultati di un anno di lavoro. “La preparazione è molto importante”, commenta Conconi, 51 anni, Alumna ingegneria aerospaziale. Ci racconta che ogni team di Formula 1 ha due anime: “l’anima concentrata sull’evento della pista e l’anima concentrata sullo sviluppo (e quindi un po’ nel medio termine). Nel mio team siamo un po’ l’una e un po’ l’altra e dobbiamo alternare il ritmo in modo armonico”.

Negli ultimi 18 anni, Conconi ha lavorato nel motorsport, nei settori di simulazione, prestazioni, dinamica del veicolo e sospensioni. Oggi è Head of Vehicle Performance in Alfa Romeo F1 Team ORLEN: “sono a capo del dipartimento di Prestazioni Veicolo”, spiega.

“Ci occupiamo di simulare e definire le caratteristiche principali della vettura per la fase di progettazione e sviluppo e di analizzare e ottimizzare le prestazioni quando la macchina è in pista”.

La parte più difficile del suo lavoro, confessa, è anche la più importante: “quando i risultati non sono come vorremmo, quando gli eventi e le richieste si susseguono velocemente, è cruciale mantenere il dipartimento motivato, concentrato sulle priorità, aiutare i colleghi ad affrontare i problemi con calma e metodo”. Logica e metodo arrivano dal Poli, insieme alle competenze tecniche: “Sono molto legata agli anni universitari, il Politecnico non è solo un’ottima scuola. Mi ha dato modo di coltivare la mia passione e imparare da professori eccezionali, nella tecnica, nel metodo di lavoro e nei consigli che ho trovato su come superare alcune difficoltà dal punto di vista umano”.

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Credits: Sauber Group

Giussani ha 32 anni, una laurea in ingegneria energetica e un dottorato in scienze ed energie energetiche e nucleari. “Da piccolo volevo fare lo scienziato. Forse questo è anche il motivo per cui ho deciso di fare il dottorato. Però mi sono reso conto che il mondo accademico non fa per me e ho dovuto rivedere i miei piani. Fortunatamente, il mio percorso accademico mi ha consentito di ampliare i miei orizzonti e interessi”.

Oggi ricopre il ruolo di Junior CFD software developer in Aston Martin Aramco Cognizant F1 Team: “sviluppo e mantengo il software con cui si fanno le simulazioni di aerodinamica della monoposto. Fortuna ha voluto che facessi qualcosa di simile durante il dottorato, applicato ai motori a combustione interna ed in particolare agli iniettori.” Ci spiega che il lavoro è diverso ogni giorno: “Un lavoro tecnico presenta sempre le sue difficoltà intrinseche, ma il dottorato mi ha dato il giusto mindset per affrontare problemi mai visti prima”.

Tanto studio, quindi, tenacia e passione sono gli ingredienti per accedere a questo ambiente, insieme a curiosità e una buona comunicazione con il proprio team. “Ma a uno studente consiglierei di fare più esperienze di vita possibili. Lo studio è essenziale ma esistono altre capacità che si sviluppano solo uscendo dalla propria comfort zone”.

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Credits: motorsport.com

Anche Francesca Gnani in Formula 1 c’è arrivata da poco: “Ho iniziato da un mesetto come Programme Manager in Haas F1 Team per seguire lo sviluppo della macchina che andrà in gara l’anno prossimo. Sono entrata in un momento di fermento per la costruzione della macchina VF22 e per lo sviluppo tecnico dopo i test di Barcellona e Bahrain. Finora non c’è stato tempo né energia da dedicare alla macchina nuova ma cominceremo a breve”.

Il suo lavoro consiste nel gestire i piani di sviluppo dell’intero progetto, dall’emissione dei disegni dall’ufficio tecnico all’arrivo dei pezzi nei tempi stabiliti. 33 anni, Alumna in ingegneria aeronautica, approda in F1 dopo un dottorato di ricerca, un MBA e un’esperienza lavorativa in ambito gestionale.

Il mio percorso ha preso talmente tante direzioni che convergere in F1 è stata più che altro una questione di fortuna”, racconta Francesca che, da bambina, sognava di fare la veterinaria. “Poi al Liceo la mia passione per la matematica mi ha portato a fare una scelta più “razionale”: avevo deciso che volevo diventare pilota di aereo e volevo iscrivermi all’Accademia Aeronautica. Non so ancora dire se per fortuna o per sfortuna, ma mi mancava un centimetro di altezza per entrare: come ripiego mi sono iscritta ad Ingegneria Aerospaziale. Ricordo il momento in cui dissi ai miei compagni di classe che mi ero iscritta al test di selezione del Poli. Una mia compagna commentò letteralmente: “sì… sogna…”. Sono parole che mi continuano a rimbombare in testa ogni volta che devo affrontare una nuova sfida, che puntualmente supero a testa alta”.

Gnani ci racconta un contesto professionale complesso, fatto di tecnica come di fattore umano, in cui occorre avere una visione a 360°: essere in grado di comprendere la natura e l’entità dei problemi e saper gestire le persone.

“Bisogna essere in grado di fare previsioni solide ma sufficientemente flessibili. Ci vogliono sicuramente un po’ di esperienza (che mi devo costruire) e un po’ di capacità innata”.

Francesca ci lascia con un ricordo del Poli: “La consegna a mano dell’ultimo elaborato di gruppo appena 1 minuto prima della scadenza in segreteria la Poli Bovisa. Il tutto dopo una notte di revisione/rilettura, corsa a stampare e rilegare le copie, e guida sportiva tra i viali di Milano verso il Poli con la macchina imbottigliata nel traffico e la fronte che gocciolava. Infine ultimo scatto di corsa uscendo dalla macchina ancora in movimento (guidava la mia compagna di elaborato) e salendo le scale antincendio di corsa per fare il tragitto più breve. Probabilmente, nella mia memoria questo ricordo è stato rielaborato un po’ in stile Hollywoodiano, ma la mia percezione fu proprio quella”.

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Credits: formula1.it

Taraborrelli ha 30 anni e ha sempre sognato di lavorare in Formula 1. Si è laureato in ingegneria meccanica a indirizzo meccatronica e robotica e del Poli il ricordo più bello è quello del Dynamis PRC, team di Formula Student del Politecnico di Milano.

“Sono entrato nel team alla fine del 1° anno come motorista. Eravamo in 12. Quando sono andato via, dopo la laurea, eravamo in 80. Nell’ultimo anno sono stato direttore tecnico del team che ha costruito la DP8, la macchina portata in gara nei successivi due anni. È grazie alla Formula Student che mi sono appassionato all’elettronica, che ha indirizzato tutte le mie scelte successive. È un’esperienza che consiglio a tutti gli studenti”.

Taraborrelli oggi è Trackside Control Systems Engineer in Alpine F1 Team: si occupa del software a bordo della vettura che gestisce cambio, frizione, freni, differenziale, DRS e volante. Vive in Inghilterra, Brackley, ma nei periodi più intensi viaggia in continuazione per seguire la scuderia. “Questi giorni a ridosso dell’inizio del mondiale sono tra i più duri e difficili dell’anno”, racconta, “specialmente perché le macchine sono così diverse e quindi così sconosciute, il lavoro per comprendere i tratti caratteristici e le risposte alle modifiche è davvero tanto intenso”.

Alberto Taraborrelli
Alberto Taraborrelli

Il cambio regolamentare, spiega, è fondamentale per poter dare l’opportunità di mischiare le carte, con la prospettiva che outsiders della griglia possano trovare una quadra che i top team non hanno necessariamente trovato, ma è anche vero che può causare problemi imprevisti: “non è semplice gestire la pressione nei momenti concitati, quando c’è poco tempo per risolvere un problema che alle volte non hai la piena certezza di sapere da cosa sia causato. Il weekend di gara si vive con tensione, ma anche sempre con positività. In ogni occasione è fondamentale prendere il meglio dal peggio e cercare di voltare a tuo favore le situazioni sfavorevoli. Mai scoraggiarsi!”

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Alberto Taraborrelli

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