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Blockchain e applicazioni, tra orizzonti e responsabilità

Da quando il primo esempio di blockchain è stato proposto nel 2008 con Bitcoin, la tecnologia si è evoluta significativamente passando dai registri distribuiti pubblici ad alternative private (o semi-private) che possono essere adattate a diversi usi.

Proprio questa evoluzione sarà al centro del Digital Talks di martedì 20 aprile del Chapter internazionale degli Alumni di Parigi “Blockchain: liberté et egalité”.

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Credits: Launchpresso on Unsplash

Durante il webinar si cercherà di identificare, sia da una prospettiva tecnologica che legale, una serie di questioni che sono state sollevate dall’introduzione di una tecnologia rivoluzionaria come la blockchain all’interno degli schemi di business tradizionale.

CHE COS’È LA BLOCKCHAIN?

La blockchain può essere considerata come un salto di qualità dalla tecnologia dei database distribuiti; permette infatti di condividere un grande registro di transazioni che vengono lette, convalidate e memorizzate in blocchi di transazioni concatenati tra loro, che formano una catena di blocchi – blockchain, appunto.

La maggior parte delle applicazioni blockchain proposte integrano la tecnologia per raggiungere gli obiettivi di:

  1. decentralizzazione
  2. trasparenza e tracciabilità, 
  3. programmabilità e automazione. 

La logica decentralizzata, proposta dalla tecnologia blockchain, propone di sostituire alcune azioni riservate ad un intermediario di fiducia (trusted third party) con pezzi di codice che eseguono transazioni in maniera programmata ed automatica.

In questo contesto è fondamentale identificare le responsabilità delle parti che interagiscono tramite transazioni blockchain eseguite puntualmente o in maniera programmata (smart contracts).

In ambito legale, le relazioni contrattuali tra le parti devono analizzare a descrivere in un linguaggio semplice i pezzi di codice che caratterizzano i protocolli blockchain utilizzati per lo scambio di assets su blockchain (crypto-assets).

APPUNTAMENTO AL DIGITAL TALKS

Il digital talks “Blockchain: liberté et egalité” sarà un’opportunità per conoscere meglio questa tecnologia e l’applicazione dei noti smart contracts. L’appuntamento è per martedì 20 aprile, alle ore 18.30.

Vi parteciperanno come relatori Gaspare Gori, avvocato del foro di Parigi e Roma – co-responsabile corporate M&A, responsabile nuove tecnologie a CastaldiPartners e Marianna Belotti, Alumna del Politecnico, vicepresidente di APP, studentessa CIFRE CNAM e ingegnera al Groupe Caisse des Dépôts.

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Modera: Giuseppe Sangiovanni, Alumnus del Politecnico, tesoriere di APP e partner di Linkers, M&A Director.

Il Digital Talks si terrà in francese.

Credits photo home & header: Clint Adair on UnsplashTerry on Unsplash

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Cosa significa progettare per lo spazio?

L’8 aprile sono stati ospiti del Digital Talks “Il design per la vita nello spazio” Annalisa Dominoni e Benedetto Quaquaro, responsabili dal 2017 di Space4InspirAction al Politecnico, il primo e unico corso al mondo di Space Design, in collaborazione con l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Il webinar è stata anche l’occasione per presentare il libro “Design of Supporting Systems for Life in Outer Space”, di Dominoni, edito da Springer.

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Credits: caimi.com

“Mi piace definire il designer un creatore di problemi, e quindi anche di nuove soluzioni, che genera innovazione e incrementa il benessere delle persone, e questo vale sia nello Spazio che sulla Terra.” afferma Dominoni in un’intervista a Wired.

Progettare per lo spazio significa spesso adattare tecnologie già esistenti in un nuovo paradigma: innovare unendo forma e funzionalità, facendo da ponte tra tecnologia e innovazione.

Guardando al futuro, pensando a stazioni e città spaziali, ma con uno sguardo ben fermo sulle esigenze dell’immediato: progettare per lo spazio significa infatti pensare concretamente a come “migliorare il benessere, l’efficienza e la qualità della vita delle persone in orbita.

Secondo questo principio Dominoni ha progettato un sistema di abbigliamento intra-veicolare (da indossare all’interno della Stazione spaziale internazionale e negli spostamenti tra veicoli spaziali) che risponde a parametri di comfort, vestibilità e igiene, con tessuti antibatterici e termoregolanti, in grado di adattarsi all’ambiente circostante. (Ne abbiamo parlato anche su MAP #7)

“Il design pone l’essere umano al centro e cerca di interpretarne i bisogni nel modo più sostenibile: se un astronauta vive e lavora in un ambiente confortevole, e con equipaggiamenti più efficienti, le sue performance aumentano, e possono determinare il grado di successo di una missione.

Il designer che progetta per lo spazio deve avere capacità di previsione, essere in grado di immaginare il proprio prodotto in un ambiente sconosciuto: per esempio, come reagirà in orbita, in condizioni di microgravità? “La difficoltà sta nel fatto che spesso queste condizioni particolari non sono riproducibili in laboratorio e non è possibile sperimentare sulla Terra in fase di ideazione”, spiega Dominoni agli Alumni (ne abbiamo parlato anche con Manuela Aguzzi, Alumna della prof. Dominoni e prima designer “istruttrice di astronauti”, nel numero 3 del MAP).

RIVEDI IL DIGITAL TALKS DELL’8 APRILE 2021

Durante l’evento, si è esplorato il ruolo del design nel migliorare le condizioni di permanenza e di lavoro in orbita e nel proporre metodi e strumenti per affrontare queste condizioni ambientali estreme e trasformarle da limitazioni in opportunità.

Cover photo © ESA