Indy Autonomous Challenge: oro mancato d’un soffio per il team Polimove

Terzo posto per la squadra politecnica, a causa di un guasto a 2 giri dal traguardo. Proprio nell’attimo del record di velocità

Si è conclusa lo scorso 23 ottobre la prima edizione del’Indy Autonomous Challenge Powered by Cisco (IAC), il primo campionato di velocità per auto senza pilota sul famoso circuito Indianapolis Motor Speedway.

La serratissima competizione, durata oltre 6 mesi tra prove e qualificazioni, ha visto in gara le migliori università al mondo in grado di programmare auto da corsa Dallara IL-15, modificate per la guida autonoma.

Sulla pista di Indianapolis si sono sfidati 28 team di oltre 500 studenti universitari appartenenti a 39 atenei di 11 Paesi. A rappresentare l’Italia e il Politecnico di Milano il team PoliMOVE, guidato dal prof. Sergio Savaresi: uno dei principali gruppi di ricerca internazionali nel campo nei settori del controllo automobilistico, dei veicoli intelligenti e della smart mobility.

Indy Autonomous Challenge

A UN PASSO DALLA VITTORIA

La finale del 23 ottobre si è chiusa troppo presto per il nostro team, che lascia Indianapolis su una nota dolceamara: dopo aver dominato le qualificazioni per mesi, al terzultimo giro della finale un guasto ha mandato l’auto a schiantarsi contro il guard-rail.

“Si è staccata la connessione tra due centraline molto importanti”, racconta Savaresi, “la centralina del motore e quella che controllava sterzo e freni. Non abbiamo potuto fare nulla”.

Il gruppo, composto da laureandi e dottorandi del Politecnico, ha giocato tutte le sue carte durante la finale, esplorando i limiti della macchina e rischiando in velocità più di tutti gli altri team.
Una strategia che li ha traditi a un passo dal traguardo, tuttavia non senza gloria: il guasto è avvenuto proprio nell’istante in cui PoliMOVE ha stabilito il record di velocità del campionato.

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“252 km/h, col motore che andava a 6000 giri: abbiamo fatto il record e ci siamo schiantati 10 secondi dopo. Ma… racing is racing”, continua Savaresi, “e queste macchine sono ancora dei prototipi, ancora molto inaffidabili. Siamo sempre stati tra i più veloci, in gara abbiamo spinto al limite, esplorando per primi i limiti di robustezza della macchina”.

Abbiamo testato sulla nostra pelle che non sono ancora sufficientemente robuste. Al primo posto si è quindi posizionata la TUM Autonomous Motorsport della Technische Universität di Monaco. Nell’oro, comunque, un pezzo di Politecnico: la macchina in gara, uguale per tutte le scuderie (tranne che nel software di guida autonoma), è una Dallara EXP, progettata dal Gruppo Dallara e dal suo fondatore, l’Alumnus Giampaolo Dallara.

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VERSO IL RECORD MONDIALE

L’evento ha riscosso un grande successo mediatico e di pubblico: migliaia di partecipanti e oltre 20.000 spettatori sul live stream, oltre a 350 studenti STEM delle scuole superiori in rappresentanza di oltre 50 distretti scolastici urbani, rurali e suburbani in tutta l’Indiana.

“Per i nostri studenti è stata comunque un’esperienza intensa, bellissima e molto formativa”, continua Savaresi. “Si sono confrontati per mesi, sul campo, con un approccio racing, estremamente focalizzato sull’obiettivo. È un contesto in cui i tempi sono scanditi molto rigidamente. Durante i test bisogna essere pronti al momento giusto e deve funzionare tutto. Il gruppo è diventato molto affiatato, ha sviluppato un metodo di lavoro concreto e una grande disciplina nel gestire la pressione”.

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E ora? È tutto finito?

“No, continueremo a lavorare sul software e sulla macchina”, risponde Savaresi, che conclude: “non è ancora ufficiale, ma quasi certamente proveremo a rifarci in una gara di sorpassi a Las Vegas, il 7 gennaio, durante il CES 2022. Inoltre, siamo a un passo dal record mondiale di velocità in guida autonoma, che oggi è di 282 km/h, detenuto dal 2019 da una macchina di Roborace. Stiamo cercando una pista per battere questo record. E il successo della prima edizione dell’IAC suggerisce che potrebbe essercene una seconda nel 2022”.

Nel caso, saremo pronti a tifare.

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