Guido Di Donato sarà tra i relatori della Convention Alumni del Politecnico di Milano del 6 giugno. Ingegnere biomedico e fondatore di Genogra, porterà sul palco una storia che parte dai banchi del Politecnico e arriva a un round di finanziamento pre-seed da un milione di euro chiuso nei primi mesi del 2026.
IL PERCORSO DEL FONDATORE

Laurea in ingegneria biomedica al Politecnico, poi in bioingegneria alla UIC di Chicago, quindi il dottorato in informatica ancora al Poli, scelto non per caso: “Il dottorato mi ha dato l’opportunità di fare impresa deeptech”, racconta Di Donato. È durante quegli anni, lavorando con il professor Santambrogio, che viene sviluppata la tecnologia core di Genogra, poi protetta da un brevetto intestato al Politecnico di Milano, del quale la startup detiene la licenza d’uso.
La strada verso l’impresa non è stata lineare. Un primo tentativo di trasferimento tecnologico si era scontrato con un mercato brevettuale già affollato; un secondo, su una soluzione di intelligenza artificiale per la diagnosi del cancro al polmone, si era fermato davanti agli ostacoli regolatori. La svolta arriva intorno al 2017, con la ricerca sull’analisi genomica, e poi a Berkeley, dove Di Donato entra in contatto con la pangenomica, un nuovo paradigma per l’analisi del genoma ancora ricco di sfide computazionali aperte. Invece di restare negli Stati Uniti, sceglie di tornare al Politecnico e di costruire lì la sua startup.
L’IMPATTO SULLA PRATICA CLINICA, BIOMEDICA E GENETICA
Genogra sviluppa una piattaforma per l’analisi genomica che consente di rilevare le varianti genetiche con un’accuratezza fino a quattro volte superiore rispetto ai metodi tradizionali. La tecnologia è trasversale: trova applicazione nella diagnostica clinica, nella ricerca biomedica — con collaborazioni già avviate con ospedali come il San Raffaele e il Gaslini — e nella genetica non umana, dalla selezione varietale in agricoltura alla produzione di bioplastiche e biofilm.
Il sostegno del Politecnico è stato determinante sul piano economico e istituzionale, oltre che su quello formativo. La vittoria del programma Switch to Product 2021 ha portato i primi 30.000 euro, coperti i primi costi operativi e un assegno di ricerca per uno dei cofondatori. Il Politecnico si è fatto carico anche delle spese di deposito brevettuale in una fase in cui, come ha ricordato Di Donato, “quella disponibilità non ce l’avevamo e quindi rischiavamo di non poter coprire la proprietà intellettuale”. Un grosso vantaggio è anche quello di avere alle spalle un “brand” così autorevole.
La notizia più recente è il round pre-seed da un milione di euro chiuso in questi mesi. L’operazione è guidata da Maia Ventures (Praesidium SA); vi partecipano anche un business angel di settore, PM Holding Srl e Terra Next, il programma di accelerazione di CDP Venture Capital SGR dedicato a startup e PMI innovative nella bioeconomia, con Intesa Sanpaolo Innovation Center e Cariplo Factory. Tra la prima stretta di mano e la chiusura del round con il lead investor sono trascorsi circa otto mesi, un’esperienza che Di Donato legge come sintomo di un ecosistema ancora lento: “Se io dovessi dire in una parola che cosa manca rispetto all’ecosistema statunitense, è la velocità.”
Alla Convention del 6 giugno racconterà come si costruisce un’impresa deeptech partendo da un’università, attraverso brevetti, acceleratori e un mercato da conquistare. Non mancare: prenota subito un posto per te e la tua famiglia a questo link https://alumni.polimi.it/alumnipolimiday/