Oltre i confini: il Politecnico nel cuore dell’Europa

Intervista esclusiva alla rettrice Donatella Sciuto

Il 2026 segna uno spartiacque per il Politecnico di Milano. Con l’aggiornamento del Piano Strategico 2026-28, l’Ateneo non si limita a guardare all’Europa, ma sceglie di abitarla da protagonista. In questa intervista esclusiva alla rettrice Donatella Sciuto, esploriamo la visione di un’università che si fa “ponte” tra ricerca e politiche pubbliche, puntando su tecnologie cutting-edge e su una diplomazia scientifica capace di unire i popoli. Dalle sfide scientifiche alla governance dell’innovazione, ecco come il Politecnico intende guidare la competitività industriale e tecnologica del Paese nei prossimi tre anni.

Redazione Alumni: Buongiorno Rettrice. Il Piano Strategico evidenzia molto chiaramente come il Politecnico si definisca sempre più come un’università europea: che ruolo vede per l’Ateneo all’interno dello spazio accademico, scientifico ma anche culturale europeo nei prossimi anni? Come si colloca rispetto alle altre grandi università del continente, e quali passi ritiene necessari per consolidare questo posizionamento?

Donatella Sciuto: Il Politecnico è un’università europea per dimensione e visione. Da tempo partecipiamo a reti di eccellenza, come Idea League ed Enhance, di cui fanno parte alcune delle più rinomate università del continente. Sul fronte della ricerca, siamo il primo ateneo in Italia per numero di progetti europei finanziati e quinti in Europa.

Ma non basta. Serve entrare a far parte delle logiche e delle politiche europee in fase embrionale, avere un peso maggiore là dove le decisioni vengono prese. Mi riferisco a Bruxelles, dove abbiamo da poco inaugurato il nostro Liaison Office. Molti ci chiedono perché ora? Perché siamo ad un crocevia. L’Europa sta vivendo un momento “identitario” sul fronte politico, economico e tecnologico. Sta definendo le azioni del prossimo Programma Quadro, FP10, e sedersi al tavolo delle istituzioni, portare le nostre istanze e quelle delle aziende che collaborano con noi è fondamentale.

L’Europa ha chiaramente individuato le sue priorità: rafforzare la competitività, colmare il divario in termini di innovazione, trasformare l’eccellenza nella ricerca in valore economico e sociale, consolidando il proprio ruolo di attore strategico globale. Questi non sono più obiettivi astratti. Sono responsabilità concrete. È questa la strada che l’Europa ha scelto per sé e rappresenta il terreno comune su cui ci muoviamo.

Redazione Alumni: In tema di internazionalizzazione, nel 2012 fece notizia l’uso della lingua inglese nelle lauree magistrali. Oggi, leggendo il Piano Strategico 26-28, troviamo tre nuove le nuove lauree triennali in inglese? Che significato hanno?

Donatella Sciuto: Nel 2012, sfidando i vincoli normativi, tra i primi abbiamo lanciato le lauree magistrali in lingua inglese. Un atto coraggioso, ma dovuto. Abbiamo letto i segnali e precorso i tempi. A distanza di quasi quindici anni, oggi più nessuno mette in discussione questa scelta. I tempi ora quindi maturi per un ulteriore passo avanti. Abbiamo infatti in cantiere nuove lauree triennali in inglese, che partiranno a settembre, per consentire l’accesso a un numero ancora più ampio di studenti da tutto il mondo. Proponiamo tre nuovi corsi di laurea triennale in ingegneria, dal forte carattere multidisciplinare: Engineering Science a Milano;
Industrial Engineering a Piacenza; Process Engineering a Cremona.

Dati alla mano, secondo un recente studio del Cnr, nel 2041 l’università italiana perderà un quinto circa dei propri studenti, il che equivale a 400 mila iscritti in meno. Più acuto sarà il calo dei diciottenni (-26%). Dobbiamo intervenire in questa fascia di età, che è la più esposta a un inverno demografico che l’Italia non può evitare. Fare in modo che questo sia compensato dall’arrivo di giovani da altri Paesi, con una solida competenza STEM formata nel nostro Ateneo, è linfa per il sistema produttivo, oltre che per quello accademico.

Redazione Alumni: Ci parla del ruolo strategico del Politecnico nel rafforzamento del sistema industriale italiano e nella nascita di nuove imprese innovative? In che modo l’Ateneo può tradurre ricerca e formazione in maggiore competitività per il Paese?

Donatella Sciuto: Nei prossimi tre anni vogliamo mettere ancora più energia nel promuovere le startup e la nascita di nuove imprese, come indicato nel nostro Piano Strategico 2026-28. Crediamo che una vera cultura imprenditoriale debba partire dalla valorizzazione della ricerca. In questo senso, Tech Europe Foundation (TEF) rappresenta un esempio concreto di ciò che intendiamo realizzare. Sarà fondamentale aiutare gli studenti e le studentesse a sviluppare competenze imprenditoriali, rafforzando il programma “Am I an Innovator?”, in collegamento con iniziative come “Ignition” di TEF. In questo modo, potremo offrire opportunità preziose di mentoring, far accedere gli studenti a reti internazionali e sostenerli concretamente quando decideranno di avviare la propria impresa.

Del resto, la posta in gioco è alta. Basti pensare a come l’Europa si stia muovendo su questo fronte con il Fondo per la Competitività e lo European Innovation Council, uno strumento con il quale l’Italia ancora fatica a misurarsi con successo. Siamo bravi nella parte iniziale (Pathfinder: TRL 1-4), ma deboli nei due step successivi, Transition e Acceleration, dove sono concentrati gli investimenti maggiori. Serve quindi puntare in questa direzione. In Italia abbiamo oltre duecento tra incubatori e acceleratori, una frammentazione che ci indebolisce. Manca poi del tutto la cultura del rischio. Sono pochi gli unicorni italiani che sono riusciti ad affermarsi, non certo per mancanza di talento, ma di opportunità. Insomma, abbiamo ampi margini di miglioramento, non solo come Politecnico, ma come sistema Paese.

Redazione Alumni: Il Piano accenna a tecnologie cutting edge che necessitano di attenzione. In che modo il Politecnico affronta queste frontiere non solo a livello di ricerca, ma anche strutturale?

Donatella Sciuto: Il tema delle tecnologie cutting edge è prioritario. Penso all’intelligenza artificiale e al machine learning, oramai pervasive e trasversali rispetto ad intere filiere produttive. Così come, al tema delle tecnologie duali, altamente divisivo…Siamo un’università di ricerca e di frontiera. Anticipare le evoluzioni e l’impatto delle tecnologie nascenti ci definisce come punto di riferimento per chi è chiamato a scelte importanti, dalle istituzioni alle imprese. Non è un caso che, da qualche anno, sia attivo un centro di Technology Foresight e che, tra le recenti nomine, abbiamo deciso di inserire all’interno della Governance di Ateneo due nuove deleghe. Una in Data Strategy e l’altra in Tecnologie Dual Use e Research Security.

Redazione Alumni: In un contesto caratterizzato da risorse limitate per l’università, come immagina il Politecnico il proprio equilibrio tra mantenimento dell’eccellenza e ampliamento delle opportunità di accesso? Nei prossimi tre anni prevede un Ateneo più inclusivo, più selettivo o capace di tenere insieme entrambe le dimensioni? E quale contributo possono offrire gli Alumni in questo percorso?

Donatella Sciuto: La risposta è una sola: immagino un Politecnico sempre più accessibile e inclusivo. Ogni azione del mio mandato è rivolta in questa direzione. L’eccellenza si misura, in primis, nella nostra capacità di attrarre il talento e di valorizzarlo, indipendentemente dalla fascia di reddito o dalla provenienza geografica. Il Politecnico già destina abbondanti risorse proprie, quasi dieci milioni di euro, a copertura delle borse di studio di tutti gli aventi diritto, nessuno escluso. Stiamo poi lavorando a una Dotazione Giovani che verrà alimentata da donazioni private per garantire la continuità di questo impegno nel futuro. Non meno importante, un’attenzione particolare sarà riservata agli studenti internazionali con borse dedicate a studenti provenienti da zone di conflitto.

Inutile dire come il contributo degli Alumni sia essenziale. Aumentare il numero di laureati STEM, fare in modo di immettere nel mercato del lavoro figure competenti, offrire loro opportunità di crescita è un impegno collettivo. Alimentare una cultura del give back, come succede in altri Paesi, non è filantropia. È capacità di visione. È un investimento sul futuro del nostro Paese e dell’Europa.

Redazione Alumni: In uno scenario internazionale attraversato da tensioni e divisioni, cosa significa in pratica per il Politecnico fare diplomazia scientifica? In che modo la collaborazione accademica può contribuire al dialogo e alla costruzione di ponti tra comunità e Paesi diversi?

Donatella Sciuto: Mai come in questo momento la tecnologia segna uno spartiacque. Può essere tanto divisiva quanto aggregante, tanto discriminante quanto egualitaria in termini di progresso e di crescita. La diplomazia scientifica non è un vezzo accademico, è una responsabilità bene precisa. È quell’insieme di azioni e relazioni attraverso le quali l’università promuove il dialogo, la cooperazione e lo scambio di conoscenze tra istituzioni accademiche, enti di ricerca e organismi internazionali per favorire uno sviluppo condiviso.

Su questo fronte, il Politecnico è impegnato da tempo in diverse iniziative, e lo sarà ancora di più nel corso del prossimo triennio. Solo per citarne una: l’Africa Initiative, che seguiamo, su mandato del Ministero dell’Università e della Ricerca, nell’ambito dell’AU-EU High Level Policy Dialogue on Science, Technology and Innovation della Commissione Europea (per stare in tema…). Ma potrei nominarne molte altre tre le oltre sessanta avviate nell’ultimo triennio.

Redazione Alumni: Se fossimo adesso nel 2028 a fare un bilancio: cosa le farebbe dire “questo Piano non ha funzionato”?

Donatella Sciuto: Le rispondo al rovescio. Preferisco essere positiva! Direi che questo piano avrà funzionato non solo in termini tangibili, non tanto nella misura in cui avrà soddisfatto o meno le metriche e i KPI che ci siamo dati, ma nella condizione in cui la nostra comunità ne uscirà unita. Uno dei grandi nemici del nostro tempo è la polarizzazione e la tendenza a dividere. Il Piano avrà successo nel momento in cui ci vedrà compatti nel 2028 e rafforzati in una visione comune che nasce dai valori europei.

Per leggere il Piano Strategico: https://www.polimi.it/il-politecnico/chi-siamo/documenti-strategici

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